Al Dolphin Hotel

Mi accade spesso di sognare l’Albergo del Delfino.
 
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 Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando

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AutoreMessaggio
Il grande vecchio



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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Ven Mar 06, 2009 1:02 pm

Ok, aggiudicato. Con due raccomandazioni così eccellenti non posso certo rifiutarmi. Tra qualche decennio Rolling Eyes , quando inizierò a leggerlo, vi farò sapere che ne penso.
Certo che tra "Cecità" e "Nausea" qui qualcuno mi vuole proprio bene. Tra l'altro essendo già vecchio...

Passiamo ad altro:

Per il progetto "Dipinto a voce" (nèèèè, il nome lascia a desiderare!) bisogna scegliere:
a) un quadro (il grande vecchio proponeva....?)
b) inserirlo nella sezione Scritti dagli iscritti... (per questo non contate su di me... sono impedita!)
c) buttare giù due righe per far capire di che si tratta (questo posso farlo!)
d) darci un tempo limite per la stesura del racconto (due mesi?)
e) stabilire come far arrivare i racconti (direttamente nella sezione Scritti...? o per email in modo da creare una sezione a parte dedicata a questo porgettino?)
F) decidere cosa fare di questi racconti... Commentarli? E chi può farlo? chi li ha scritti o chi non li ha scritti?
g) varie e d eventuali.

- "Voce al dipinto?" potrebbe quagliare?

a) Proponevo il "Trionfo della Morte" di Bonamico Buffalmacco (tanto per fare una cosa allegra), più che altro perché il classico stile medievale propone la comprensenza di varie figure e lo svolgersi nel tempo della scena.
Se avete altre idee...
spero di riuscire ad inserire l'immagine, altrimenti la troverete su Wikipedia.
b) direi che la sezione "Scritti" va bene, se Sol ci desse un aiutino con un "recinto" apposito...
c) A me sta bene delegare a stramma, e a voi?
d) Il tempo fissatelo voi. Comunque essendo un lavoro breve, tra amici e con il solo scopo di invogliarci a scrivere, due mesi mi sembrano un po' troppi. che ne dite?
e) Direi nella sezione "Scritti".
f) Si può andare dalla votazione (che forse non è utile al nostro progetto), a commenti liberi o all'impegno, per chi partecipa, di commentare tutti gli altri scritti, magari non troppo stringatamente. Io direi di allargare anche alla poesia, per non escludere chi non ama la prosa.
g) 4.000 caratteri massimi o 50 versi di lunghezza massima potrebbero essere la giusta misura?

Attendiamo 10 giorni max per le iscrizioni. O partiamo senza iscrizioni, lasciando solo la data di scadenza come termine?

Coraggio amigos! Fatevi sentire e partecipate. L'importante è condividere non scrivere capolavori, no?

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Giosp



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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Ven Mar 06, 2009 1:04 pm

Bellonzola l'idea di del dipinto a voce. Mi garba assai e voglio parteciparvi (fra l'altro è un po' di tempo che sto finalmente BENE e se sto bene riesco a scrivere di più). Ma che succede se un quadro non mi ispira proprio niente?
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Giosp



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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Ven Mar 06, 2009 1:15 pm

Il grande vecchio ha scritto:
- "Voce al dipinto?" potrebbe quagliare?
A me sinceramente piaceva molto Dipinto a voce Shocked

Il grande vecchio ha scritto:
d) Il tempo fissatelo voi. Comunque essendo un lavoro breve, tra amici e con il solo scopo di invogliarci a scrivere, due mesi mi sembrano un po' troppi. che ne dite?
Sì, vero, come è anche vero che "contringersi" potrebbe essere controproducente. Però due mesi sono lunghissimi! Perché non un mese per scrivere e un mese di pausa?
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stramma



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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Ven Mar 06, 2009 2:02 pm

Stavo pensando ( beer complimenti a me stessa! Succede così di rado... ave ) che forse sarebbe opportuno che nessuno potesse leggere i racconti degli altri prima della scadenza, per evitare di essere influenzati dal modo in cui gli altri hanno concepito l'idea del racconto.
Mi spiego: dall'altra parte, c'è stato chi ha descritto la foto rivelando che si trattava di una foto, chi ha inserito all'interno del racconto alcuni elementi della foto, chi ha visto una persona all'interno della foto e ha scritto la sua storia, che poco o niente c'entrava con l'immagine intera della foto...
Insomma, credo che non ci sia un'interpretazione migliore dell'altra,ma un ventaglio di possibilità interessanti.
E la figata è vedere poi tutti insieme i risultati individuali.

Sulla lunghezza ok. Ma facciamo che sia tassativa, un pò come ai concorsi. Perchè è vero che siamo tra amici, ma questo deve essere sprone a critiche e consigli costruttivi, non a lassismo o pressappochismo (ammazza quanto so' cattiva furia ! colpa della rain !)

Acc... il dovere mi richiama! boh
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stramma



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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Ven Mar 06, 2009 4:04 pm

Signori, sono andata a vedere il dipinto proposto dal grande vecchio... siccome che so' cecata (come diceva la Marchesini) io direi di dirigerci verso qualcosa che si veda un pò meglio!!!

se mi spiegate come si inseriscono queste malefiche immagini, ne ho trovata una che mi ispirerebbe... scratch
E' un dipinto di Schiele
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daniela



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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Ven Mar 06, 2009 4:37 pm

Non ho capito un tubo!
(sarà che dormo in piedi? Sleep )
Però ci sto! Wink
Magari rileggo quando sono sveglia!!!!!
flower D
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Solaris
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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Ven Mar 06, 2009 9:57 pm

Allora pazientate fino a stasera tardi, max domattina...
Tornato ora a casa dopo ufficio/dentista.
Provvedo appena mi ripijo a metter su l'ambaradan e a fissare un po' di regole, desumendole dalle vostre proposte, ok?

A.
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Il grande vecchio



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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Sab Mar 07, 2009 10:16 am

Ok, a me sta bene il quadro che deciderete...

Bye, bye.
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stramma



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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Dom Mar 08, 2009 11:46 pm

Ciao ragazzi.
Sol ha aperto uno spazio in SCRITTI DAGLI ISCRITTI
Posto lì le regole di questo primo giochino: emerndabili, migliorabili, tutte da discutere.
Se poi qualche ospite pietoso mi spiega come si fa a inserire le foto, mi piacerebbe farvi vedere a quale dipinto avevo pensato...
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Il grande vecchio



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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Mar Apr 14, 2009 5:53 pm

Cecità

Approfittando del lunedì di pasquetta mi sono letto "Cecità" di Saramago, come consigliato dalle due dolci fanciulle. (Notate con quanta grazia e soavità le nomino, detto tra noi sto cercando di ingraziarmele per non attirare i possibili strali che ciò che sto per scrivere potrebbe far piovere sul mio capo. Embarassed pirat affraid )
Premetto che questo libro non si può far rientrare nel campo di quello che normalmente leggo. Premetto anche che è un libro molto profondo e a tratti sorprendente, e aggiungo persino che devo ancora farmi un'idea precisa del tutto prima di sparare la salomonica sentenza finale, eppure vorrei iniziare a dare un giudizio sommario e generale sul libro.
Inizialmente è stato difficile abituarmi a quella punteggiatura estrosa, a maggior ragione per il mio background ottocentesco, eppure il problema è stato risolto abbastanza velocemnete; non da questo nascono quindi le mie perplessità. Diciamo che la pecca più grande che ho riscontrato in "Cecità" è che non mi ha emozionato. Mi è difficile essere chiaro, ma il problema è che pur essendo un libro intensissimo, che ti costringe alla lettura, che ti getta in un abisso di prostrazione, non ha saputo commuovermi. Troppo presente è la mano dell'autore, troppo distanti questi personaggi senza nome, troppo incredibile la storia per inscenare una vera e profonda "sospensione della credulità". So per certo ciò che ora starete pensando scuotendo la testa: l'opera andrebbe letta per quello che è, cioé una grande e dolorosa metafora; permettetemi allora di rispondere che anche "Don Chisciotte" non parla di un cavaliere uscito di senno, ma di molto altro, non ultimo il valore della fantasia. Qui sta il punto: ho amato Sancio Panza, ma non la "Donna con gli occhiali scuri".
Sicuramente il libro possiede anche molti pregi: induce a riflessioni profonde e ci mostra che errore sia dare tutto per scontato, eppure credo di non essere riuscito ad amarlo veramente, come invece mi è capitato in altre occasioni. Ciò non vuol dire che non lo consiglierei ad un amante del genere.

Grazie ancora, e comunque, per la dritta.
Il Vecchio.
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melitta



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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Mer Apr 15, 2009 1:31 am

affraid affraid

Aspetta che mi ripiglio albino .
Mi sono ripigliata (un po', almeno).

Mi spiace che questo romanzo non ti abbia dato emozioni. Io l'ho trovato straziante, geniale per invenzione narrativa e così coinvolgente da sentirmi presa senza rimedio nella rete di Saramago. Cecità è stato il primo suo romanzo che ho letto; poi ne ho comperati altri sette e sono intenzionata a continuare, perché ogni suo libro è fonte di meraviglia e beatitudine per il mio spirito.
Mi sono affezionata a lui: spesso nei suoi romanzi tornano gli stessi personaggi, luoghi e situazioni di cui ha parlato altrove, addirittura certe frasi sono precise identiche, o alcuni nomi ricorrono creando una piacevole complicità con il lettore "scafato". Credo che mi sarà difficile guarire da questa saramagite.

Venendo alle tue osservazioni, vecchierello mio, sai già che per me "sentire troppo la mano dell'autore" è un pregio e non un difetto del testo. Ho la tendenza a restare fedele a un autore, quando lo scopro e me ne "innamoro": c'è stato il periodo in cui ho letto tutto Victor Hugo, poi tutto Gadda, quindi tutto Camilleri, ora sono a tutto Saramago. Amo questi autori più di altri (che magari meritano altrettanta ammirazione, ma che ancora non ho avuto il piacere di incontrare negli scaffali della libreria), proprio perché dietro ogni pagina sento risuonare la loro voce.

Amo Saramago per la straordinaria umanità di cui sono intrisi i suoi personaggi: non esiste l'eroe bello buono intelligente bravo superman senzadifetti solovirtù. Esistono esseri umani con le loro fragilità, i loro limiti, le loro colpe: eppure sono capaci di spiccare il volo e di trasformarsi in eroi. E sono eroi credibili, proprio perché restano terribilmente e teneramente umani.

Amo Saramago perché nei suoi libri tratta sempre molto bene le donne: con rispetto, con una delicatezza degna di un gentiluomo d'altri tempi. E proprio in Cecità manifesta in massimo grado la sua predilezione per l'altra metà del cielo, perché la vera protagonista, la sola persona inspiegabilmente salvata dalla "dannazione della cecità bianca", è la moglie del medico, una donna non particolarmente giovane e non particolarmente bella, che però ha così tanta forza d'animo da trasformarsi in un personaggio indimenticabile.

Ugualmente, il fatto che la storia sia "incredibile", come tu dici, per me è un segno di enorme capacità inventiva. Non è un limite, questo, bensì un pregio di Saramago. E' il suo marchio di fabbrica. Ogni suo libro è una sorpresa, così ricco di trovate geniali, surreali, ironiche oppure drammatiche. E' come se suonasse il piano su una tastiera infinitamente più lunga di quella conosciuta da altri scrittori. Chino riverente il capo di fronte a tanta capacità creativa, che non è solo fredda invenzione, ma altissima poesia.

Ti prometto che leggerò il Don Chisciotte Smile


P.S. Vecchierello mio, nella foga saramagica hai sbagliato thread. Qui non si dovrebbe parlare di ciò che stiamo leggendo o abbiamo appena letto, bensì di cosa stiamo scrivendo. E io sto scrivendo un altro dei miei romanzi storici... geek

baci baci,
melitta
study
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Il grande vecchio



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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Mer Apr 15, 2009 11:32 am

Avviso ai naviganti: chi avesse intenzione di leggersi “Cecità” non prosegua nella lettura.

Rileggendomi mi sono accorto di aver erroneamente scritto “Sospensione della credulità” invece di “Sospensione dell’incredulità”: mi scuso per la svista, scusate ma devo scrivere sempre di corsa!

Ok, essendo l’uomo delle premesse, premetto altre due cose, cara Melitta: in primo luogo, dico questo non per te ma per chi leggerà questa discussione, le mie non vogliono essere sterili polemiche ma ragionamenti costruttivi, oltre a questo sai quanto ci tenga alle tue opinioni. Ciò detto vorrei argomentare le mie idee e spiegare la mia posizione.

E’ chiaro che quando scrivo che “si vede troppo la mano dell’autore” mi riferisco al fatto che invece di riuscire ad immergermi nella storia narrata, mi sembra di vedere davanti a me un tizio che legge un libro e lo commenta, cosa che non gradisco. Poi è chiaro che anch’io mi sono affezionato a più di uno scrittore nella mia vita, leggendo tutto ciò che di suo riuscivo a trovare, ciò non vuol dire però che lo volessi troppo invadente nella narrazione. Non sto dicendo con questo che adoro il verismo e l’impersonalità nel narrare: sono propenso ad amare un giusto equilibrio tra le due cose.
Prendiamo London: è chiaro che “Zanna bianca” e “Il richiamo della foresta” sono due metafore sulla condizione umana, che lui chiama lotta per la vita, ma, al contrario di “Cecità” sono più dirette e meno approssimative. Leggendo Saramago ho come avuto la sensazione, a causa dell’abisso di miseria in cui ha sprofondato la sua creatura (credo con lo scopo di mostrarci quanto il dare tutto per scontato ci renda fondamentalmente ciechi alla vita), che usasse un cannone per sparare ad un fringuello e che avesse un piacere fin troppo morboso a calcare la mano. Ad esempio mi chiedevo: “Cosa se ne faranno dei soldi nella stanza dei criminali? Insomma, in quelle condizioni non servono a niente, in un ipotetico futuro di normalità, invece, sarebbero stati puniti per i loro soprusi, quindi? Mi pareva una soluzione tirata per i capelli nel tentativo di dare un là alla storia… E’ vero che in questo modo il suo “insegnamento” giunge con maggior forza, ma a che prezzo!

“Amo Saramago per la straordinaria umanità di cui sono intrisi i suoi personaggi: non esiste l'eroe bello buono intelligente bravo superman senza difetti solovirtù. Esistono esseri umani con le loro fragilità, i loro limiti, le loro colpe: eppure sono capaci di spiccare il volo e di trasformarsi in eroi. E sono eroi credibili, proprio perché restano terribilmente e teneramente umani.”
Beh permettimi di contraddirti. Qui di normale c’è gran poco, dall’ambientazione in poi, è tutto esasperato e metaforico. Concordo che le donne siano tratteggiate in maniera molto umana, il problema è che umane lo sono fin troppo; ciò, per contrapposizione, rende i personaggi maschili delle caricature: a volte troppo violenti, a volte doppiamente ciechi. Mi spiego: in un mondo di ciechi la protagonista che non perde la vista (si badi bene, inspiegabilmente) viene rivestita di “poteri da super eroe”, un po’ come la super-vista di superman. Un vero antieroe è la vecchietta che in un romanzo divide la sua unica patata con un moribondo; non una vecchietta che possiede un canestro dal quale, magicamente, si creano delle patate.

Detto questo, ripeto, non è che il libro mi sia dispiaciuto, anzi l’ho divorato. Però nelle mie considerazioni generali si può intuire perché non penso di ammalarmi di Saramaghite.

P.S. sono molto felice che tu stia scrivendo ancora e spero di leggere prima o poi il frutto delle tue fatiche. Io ho interrotto a metà De André, non sono ispirato. Penso, invece, a breve di iniziare la progettazione del futuro romanzo.

Bye, bye.
Er Vecchio rincitrullito!
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melitta



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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Gio Apr 16, 2009 1:34 am

Anche qui vale l'avviso ai naviganti: chi ancora non ha letto Cecità ma lo vuole leggere, può saltare questo post.

Nipotello mio, vengo subito a risponderti.
Laddove scrivi:

<< Ad esempio mi chiedevo: “Cosa se ne faranno dei soldi nella stanza dei criminali? Insomma, in quelle condizioni non servono a niente, in un ipotetico futuro di normalità, invece, sarebbero stati puniti per i loro soprusi, quindi? Mi pareva una soluzione tirata per i capelli nel tentativo di dare un là alla storia… E’ vero che in questo modo il suo “insegnamento” giunge con maggior forza, ma a che prezzo!>>

Rispondo: No, non è una situazione tirata per i capelli. Non tieni conto del fatto che i vessati sono ciechi e non conoscono né i connotati né i nomi dei loro vessatori (ciechi anch'essi). Anche nell'ipotesi che tutti ne escano vivi e recuperino la vista, come farebbero i denuncianti a puntare il dito contro gli imputati in un'aula di tribunale e a dichiarare: "Sì! Sono stati loro! Li riconosciamo!"? Purtroppo nessuno ha visto nessuno. Ergo, la probabilità di uscirne impuniti rasenta il 100%. Perdippiù, anche in condizioni normali, chi si appresta a compiere un atto criminoso è sicuro di sgamarla; altrimenti se ne asterrebbe. Non basta la previsione di una punizione a far desistere il delinquente; perché se bastasse, non ci sarebbero in giro più delinquenti.

In quanto alla richiesta di soldi, io la trovo logica: prima si chiedono i soldi, poi si chiedono le donne (i soldi ce li godremo più avanti, le donne adesso). Sono entrambe manifestazioni di potere: un potere basato sulla messa in soggezione di un gruppo. (Ma torniamo ai soldi. Mi viene in mente quanto riferito da alcuni scampati al disastro del Titanic: qualcuno, in cambio di soldi, cedette ad altri il suo posto sulla scialuppa di salvataggio... sembra un'idiozia, vero? Non è così: fino all'ultimo uno spera di riuscire comunque a farcela, e salvare la pelle da ricco è meglio che salvarla da poveraccio...)

Le atrocità commesse dai cattivi contro il gruppo apparentemente più debole ricordano molto da vicino le atrocità commesse dai kapò nei lager: gli aguzzini più feroci erano proprio ex internati. La cronaca ci insegna che la guerra tra ricchi si fa a suon di mazzette o di telefonate alla Finanza; quella tra poveri si fa col coltello, il vetriolo, le sprangate. E la guerra tra disperati si fa nel modo descritto da Saramago: trionfa la brutalità più abietta.
Questa parte del romanzo è quella più cruda e angosciante: parrebbe invenzione, ma non lo è. Perché è un chiarissimo rimando a quanto accaduto nei lager nazisti. Nessuno, anche chi aveva occhi e orecchie, ha "visto" passare i treni carichi di ebrei, dissidenti politici, omosessuali, zingari, minorati psichici ecc., né ha udito le richieste di aiuto degli innocenti mandati al massacro. Il mondo di fuori è diventato "cieco", oltre che sordo e muto: chi poteva intervenire, non lo ha fatto. Mi fermo qui, perché il discorso sarebbe troppo lungo; ma pongo l'accento sulla "contagiosità" della cecità che avvenne all'epoca. Ovunque ci fossero lager, NESSUNO LI VEDEVA.
E, sempre in tema di contagiosità della cecità: la stupidità è contagiosa (e spegne la ragione), la violenza è contagiosa (e spegne la capacità di provare compassione), la competitività è contagiosa (e uccide la spinta alla cooperazione). Saramago ci insegna che un gruppo sopravvive anche alle situazioni più estreme se si affida alla guida di un capo lungimirante, di cui riconosce non l'autorità, ma l'autorevolezza. Un capo che persegua la finalità della cooperazione, non della competizione. Riflettiamo su questo punto e chiediamoci se la società attuale privilegia la competizione o la cooperazione; se Hitler e Mussolini erano autorevoli o invece solo biecamente autoritari; se il dogma dell'infallibilità del papa è segno di lungimiranza o espressione di becero autoritarismo; se è lungimirante il nostro beneamato presidente del consiglio, quando propone di sopraelevare le case (Abruzzo docet...) o batte la grancassa sulle centrali nucleari ignorando tutte le fonti di energia alternative...

Vedi, nipotello mio, qui sta la grandezza di Saramago: i suoi non sono romanzi, ma sollecitazioni per riflessioni a tutto campo. Cecità non è solo l'ammonimento a non dare nulla per scontato (lezione che qualsiasi romanzo ti dà, perché in ogni romanzo si assiste sempre a un colpo di scena, a un ribaltamento di un status quo: e deve essere così, altrimenti il lettore si abbiocca), è un libro così ricco di spunti che non basterebbe una settimana per sviscerarli tutti.

Mi fermo qui. Sulla protagonista, dirò semplicemente che a me non è sembrata una sorta di wonderwoman: non ha avuto magicamente una supervista, ha semplicemente mantenuto la sua, e ne ha fatto buon uso.

Posso essere d'accordo con te sul fatto che da questo romanzo gli uomini ne escono un po' maltrattati, ma non mi sono sembrati caricature o macchiette: feroci e violenti senza dubbio sì, ma anche qui, come negare l'evidenza che gli assassini, i grassatori, i violenti albergano prevalentemente tra i signori maschietti? I dati sulla popolazione carceraria non lasciano dubbi: poche le donne e tantissimi gli uomini...

Baci baci,
melitta
study
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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Gio Apr 16, 2009 12:18 pm

Continuiamo allora a cantarcele e a suonarcele Twisted Evil Very Happy

Allora Ziella mia:
continuerò con il gioco delle premesse, che inizia a divertirmi.
Premetto che ho letto più di un libro con trame al limite dell’inverosimile, e non solo in libri dichiaratamente d’invenzione fantastica. Per fare un esempio in “Guerra e pace” accade che il Principe Andrea torna a casa dopo un lungo viaggio, pensate un po’, nell’esatto momento in cui sua moglie sta per avere il loro primogenito, nascita che comporterà anche la morte della partoriente! Ragion per cui…
Aggiungo però alcune considerazioni personali.
Per quanto riguarda il fatto che i criminali resterebbero impuniti permettimi di dire che la cosa non è poi così scontata: ciò partendo dal presupposto che ogni camerata è in linea di massima consapevole dei propri componenti. Inoltre è vero che i “condannati” sono privi della vista, ma non del tatto e dell’udito, e poi dai discorsi sentiti si potrebbe risalire a importanti indizi sull’identità dei reclusi. In fine, ad esempio, il vero cieco, che fa da contabile nella camerata dei furfanti, rimarrebbe cieco anche quando eventualmente gli altri riacquistassero la vista, no? Considerando che di veri ciechi non sarà piena la struttura, ed, anzi, forse è l’unico presente, come potrebbe pensare di passarla liscia? Sul fatto, invece, che l’istinto possa aver preso il sopravvento su altre considerazioni concordo con te.

Anch’io avevo pensato ad un lager: credo che la cosa fosse voluta da Saramago. Qui torno, però, sul concetto di imprecisione nella conduzione della metafora: insomma, la cecità, nel libro, colpisce tutti, non solo i carnefici, o chi li appoggia, come sarebbe normale conducendo il parallelismo nazisti (e collaborazionisti)-delinquenti. In linea di massima la trasposizione regge, ma non è certo, per ciò che implica, né perfetta, né immediata. Là era una presunta classe dominante esterna al dramma a volersi imporre, qui è solo una lotta tra disperati. Se invece ti riferisci alle dinamiche interne alla struttura (sul modello dei Kapò) non è la cecità a indurre le sopraffazioni ma è la situazione a cui i reclusi sono costretti. Ragion per cui il male bianco non è determinante per l’evolversi della trama, ma è solo il pretesto che li porta a vivere in un mondo senza regole: immagino che sia lo stesso in qualunque struttura dove un potere cieco costringa gli uomini a distruggersi. Che il tutto sia peggiorato dalla cecità lo posso capire, ma anche qui è aleggiata in me una sensazione di sfuocato, come se gli ingranaggi non girassero alla perfezione.
Per quanto riguarda ciò che dici sulla figura del capo sono d’accordo solo in parte. Forse perché ancora colpito dalla ricostruzione che Tolstoj espone della storia umana: non sono poi così sicuro che un capo degno di stima sia capace di correggere o emendare un popolo senza saldi principi morali, o viceversa. Credo che la storia di un paese, o in maniera minore di un gruppo, sia troppo legata ad una miriade di variabili per poter essere spiegata solamente come la risultanza del volere di un capo. Quello di cui invece sono convinto è che una società più giusta si può avere solo quando le persone inizieranno a volere il bene del prossimo, senza anteporre a tutto il proprio benessere. Peccato che invece il consumismo e l’ideologia dominante ci spingano ad altro. La base per una rinascita non è tanto la cooperazione, a mio modo di vedere le cose, ma la capacità di amare disinteressatamente. E’ preferibile una gerarchia con delle pecche che però guida gente per bene o il contrario? La risposta vien da sé.

Capisco a cosa ti riferisci quando sottolinei il fatto che Saramago invita alla riflessione e per questo i suoi romanzi siano tanto straordinari. A mio modesto giudizio però, non è solo questo ciò che un romanzo dovrebbe essere. A un romanzo chiedo principalmente di cambiare la mia visione delle cose attraverso la crescita interiore dei personaggi, l’inventiva nel particolare, uno stile piacevole, la concatenazione avvincente della trama e per finire una buona ricostruzione storica che mi permetta di immergermi nella quotidianità di vite dimenticate. Se il mio scopo principale fosse invece la riflessione sull’esistenza o l’analisi delle dinamiche insite nei comportamenti umani, me ne andrei in una biblioteca nelle sezioni di filosofia e sociologia.

Ok, sono d’accordo che gli uomini siano più generalmente più “malvagi” delle donne. Non per niente io adoro le donne! Eheh ma da qui a trasformarli tutti in idioti o belve assetate di violenza ce ne corre! Chiaramente non ho letto altri libri di Saramago per cui forse mi sono fatto solamente un opinione sbagliata su di lui, parlo solo di ciò che conosco.

Concludendo la mia missione di Avvocato del Diavolo, ripeto che a me il libro non è dispiaciuto e spero che le mie considerazioni non siano interamente campate per aria. Per il resto il mondo è bello perché è vario! Sai che noia se a tutti dovesse piacere ciò che piace a me?

Baci e abbracci.
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melitta



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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Ven Apr 17, 2009 3:10 pm

Speravo in un intervento della Strammy-girl, in modo da vivacizzare la discussione; in attesa che si faccia viva, riprendo io il discorso. Lo riprendo alla luce dei miei studi di psicologia (e criminologia pirat , ovvero l'esame che ho fatto più volentieri...).

Mi riallaccio a quanto dici sulla punizione come deterrente dal commettere un crimine.
Ho riguardato i dati su internet per avere conferma, e la ho avuta: IL 90% DEI CRIMINI RIMANE IMPUNITO. Questo, in tempi normali. Che cosa succederebbe in tempi di emergenza, ovvero in una nazione popolata solo di ciechi? E' azzardato ipotizzare che la percentuale salirebbe ancora di più? Secondo me no. Per questo a me sembra ineccepibile quanto scrive Saramago, e poco realistiche le tue affermazioni (che avrebbero fondamento solo se le percentuali fossero di segno opposto, ma ahimé non lo sono).
Altri approfondimenti sull'argomento li puoi trovare agevolmente in rete, dove è anche consultabile un manuale di criminologia clinica. Alla voce "rapina" scoprirai che molto spesso non si rapina per godere dell'oggetto rapinato (nel caso di Cecità, i soldi pretesi dal gruppo più debole), ma solo per esercitare una violenza e affermare il proprio potere su un altro essere umano. Idem per quel che riguarda lo stupro.

Vedrai anche che la frustrazione genera aggressività (prigionia, alloggio scomodo e fatiscente, cibo scarso o assente, sovraffollamento, sporcizia, promiscuità, perdita di uno spazio personale, perdita della vista, degli affetti... non sono tutti fattori frustranti?) e l'aggressività sfocia in violenza. Il forte se la prende col più debole, proprio come ha descritto Saramago.

Sempre su internet ho trovato un dato interessante sul sovraffollamento in carcere. Lo riporto qui di seguito:
"In carcere il sovraffollamento genera violenza, verso gli altri non meno che verso sé medesimi. Soltanto un dato: durante il 1999 nelle carceri italiane si sono registrati 6536 casi di autolesionismo; 920 tentativi di suicidio (e 59 morti) 1800 ferimenti; 5500 scioperi della fame; 4800 episodi di rifiuto di farmaci e terapie. Ma è la morte volontaria, il delitto in cui coincidono vittima e carnefice, dato più eloquente. Sta di fatto che nel 2001 il tasso di suicidio nelle galere nazionali ha toccato un picco mai raggiunto nei dodici anni precedenti: 1' 1,24 per mille. Rapportato al tasso di suicidi nella popolazione italiana, vuol dire che in carcere ci s'ammazza quindici volte più che fuori."

Il resto, alla prossima.
Ricambio i baci,
melitta
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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Ven Apr 17, 2009 4:22 pm

purtroppo non ho letto il libro.. ma sembra una discussione appassionante!!
appena ho due minuti mi faccio risentire con maggior calma

A.
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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Ven Apr 17, 2009 7:39 pm

In effetti pure a me sarebbe interessato sentire il parere di Strammaio, si vede che al momento è impegnata.

Posso concordare su quanto dici riguardo ai carcerati: non possiedo dati e mi fido della tua ricostruzione. Resto comunque del mio parere: intendo che, da quanto dici, e cioé che in quelle situazioni disperate spesso i violenti hanno tali comportamenti, sembreresti darmi ragione, almeno in parte. Dico questo intendendo che la cecità non c'entra molto con lo scatenarsi di determinate dinamiche, riferibili a esseri umani disperati e abbandonati a se stessi. Oltretutto, come dicevo, la cecità colpisce tutti indistintamente, non è la causa scatenante di quella situazione. Mi spiego?
Continuo quindi ad avere la stessa sensazione di sfuocato.

P.S. ho appena acquistato "La cattedrale del mare" sunny ti dice niente?
Prima o dopo "I miserabili" me la leggo.

Kisses and Hugs flower
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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Sab Apr 18, 2009 1:50 am

Nipotello mio, in quanto ziella sono d'accordo con te su tutto Smile , ma come psicologa geek e come lettrice study sono in disaccordo.

Come psicologa: al pari o anche più di qualsiasi malanno che possa capitare improvvisamente a qualcuno, la cecità viene considerata una punizione immeritata. Dunque, superato l'iniziale sgomento, si può manifestare o una profonda depressione oppure un sentimento di rabbia, di frustrazione per l'ingiustizia patita e la conseguente invalidità. Rabbia e frustrazione aumentano l'aggressività, come migliaia di studi clinici hanno dimostrato. Quindi il fatto di essere ciechi può giustificare l'aumento di aggressività degli internati. Ergo, Saramago non ha sbagliato.

Come lettrice: io mi sarei aspettata che il gruppo di internati si abbandonasse a pianti, lamenti, annichilimento, inerzia, passività, ripiegamento su se stessi, atti autolesionistici o addirittura suicidio di massa. Invece Saramago mi spiazza. La crudeltà dei sorveglianti, che sparano addosso a persone inermi e prive delle vista; l'abbandono totale al loro destino operato dal governo; la formazione di gruppi organizzati per taglieggiare, umiliare, stuprare, ammazzare compagni di sventura, mi ha lasciata sbalordita. Saramago mi ha fatta entrare in una sorta di incubo atroce e struggente, credibilissimo se confrontato con le testimonianze di chi è scampato ai lager nazisti. Nulla di sfocato, per me, nipotello mio, anzi, tutto talmente nitido, logico, straziante da emozionarmi e farmi soffrire con quei poveretti. Come lettrice non posso che benedire chi ha dato a Saramago il premio Nobel e unirmi a quanti considerano Cecità il suo capolavoro.

Like a Star @ heaven

Venendo al resto: ottimi acquisti, nipotello mio! Due libri che ho amato moltissimo, benchè li abbia letti quasi a quarant'anni di distanza l'uno dall'altro.
Mi permetto di consigliarne altri due, se già non li hai letti: Lo straniero e La peste di Camus, altro meritatissimo Premio Nobel.


P.S. Invito rivolto a tutti i villeggianti del Dolphin I love you : che ne direste di intervenire, oltre che su quanto già detto nei post precedenti, su un quesito posto dal Vecchierello nostro, ovvero se è meglio una società di persone tutte dabbene governate però da un manipolo con qualche pecca, o invece è preferibile una società con qualche pecca governata però da un manipolo di persone tutte dabbene?
Io anticipo il mio pensiero. Ancora una volta attingo ai miei ricordi di insegnante study .
In riferimento alla seconda guerra mondiale, osservatori stranieri e stampa estera così definirono il nostro esercito: "ottimi soldati, mediocri ufficiali, pessimi generali". Infatti la guerra l'abbiamo persa, dunque... (Dunque ha ragione Saramago, quando sottolinea l'importanza/necessità di un capo lungimirante? Per me sì Exclamation )

baci baci a tutti,
melitta
farao
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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Sab Apr 18, 2009 12:37 pm

Siccome pure io sono d'accordo sempre con te, che a tua volta sei sempre d'accordo con me, facciamo una bella cosa: la prima volta che ci vediamo ti pago da bere e la finiamo a tarallucci e vino (o aranciata)!!! Very Happy cyclops

Venendo alla seconda parte della questione, che magari potrebbe interessare anche il grande pubblico Dolphiniano, è chiaro che l'ideale sarebbe un popolo retto, retto (scusate il gioco di parole) in maniera retta.
Ora siccome in marcio non è solo in Danimarca, ma gira un po' ovunque, specialmente nel Belpaese, ipoteticamente proverò a dir la mia.
Rifacendomi a Tolstoj egli non diceva che fosse meglio un popolo saggio ad un capo scellerato, affermava, bensì, che un grande condottiero (come Napoleone, nel suo caso specifico) non è capace di segnare il destino delle genti, ma subisce il fato che dipende da troppe variabili. Aggiungeva inoltre che le vittorie di Napoleone fossero dovute gran parte al caso, mentre le sue sconfitte furono solo frutto di sue decisioni assurde e scellerate. Spiegato questo, in riferimento al mio discorso precedete, dirò la mia. Logico che il pesce inizia a puzzare dal capo, ma, ancora una volta (chiedo umilmente perdono in ginocchio! pale flower) mi trovo a pensarla in maniera diversa. Credo che la rettitudine di una società sia possibile solo partendo da basi solide. E' vero o no che i dirigenti sono spesso espressione del popolo che rappresentano? Inoltre, anche Salomone sarebbe stato impotente se si fosse trovato a sbraitare mentre nessuno se lo filava... sbaglio? Viceversa se un popolo di sani principi fosse guidato dal peggior furfante del mondo, la sua influenza non potrebbe essere tanto nefasta, e poi chi lo voterebbe, almeno in un contesto didemocrazia un popolo giusto dovrebbe accorgersi dis tare a votare pe run furfante!

Tanti baci Ziella!
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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Sab Apr 18, 2009 8:29 pm

Strammy girl a rapporto! Wink
Ho seguito la discussione con interesse, ma una serie di problemi sul lavoro (uno tra tutti? Forse resterò SENZA un lavoro! Bazzecole, insomma!) mi ha impedito di farmi viva. D’altro canto sembrava che Melitta mi leggesse nel pensiero…
Provo però a riprendere qualche filo lasciato pendere nel corso degli interventi.

Negli altri romanzi di Saramago (ho letto: Tutti i nomi, Storia dell’assedio di Lisbona, El Hombre duplicado – letto in parte, perché in spagnolo…impresa titanica!) la figura centrale è sempre un uomo, che ha alcune caratteristiche che si ripetono: è solo, in là con gli anni, vive una sua realtà “appartata”, sogna di essere in un certo modo, di vivere una certa vita, poi si scontra con una realtà diversa, che lo rende diverso…
In Cecità, che è di sicuro più corale degli altri romanzi, la protagonista è una donna. Una donna normale, avanti negli anni, dotata di intelligenza e spirito di sacrificio. Perché non è cieca? Saramago lo dice chiaramente: il personaggio mi serve così, per poter raccontare questa storia. E’ solo una figura narrativa, allora? Un pretesto?
No, credo di no.
E Saramago è lo scrittore distaccato che si diletta a narrare una storia, guardandola da fuori?… Uhm, non mi convince. Mi pare invece che questa sua ammissione sia un atto (dovuto) di onestà intellettuale, un rafforzamento del patto tra autore e lettore e non il contrario. Un po’ come succede a teatro: il sipario, le scenografie di cartapesta dicono “Hey, è tutta finzione”, ma gli attori che danno corpo ai personaggi e voce alle parole e le storie ci tirano dentro, ci regalano quello che Marc Vernet chiamava “Il piacere della credenza”.
Ho pianto come una matta leggendo Cecità, leggendo di quella donna, capace di entrare scientemente, per amore di suo marito, in un luogo di miseria e abiezione, capace di scegliere di soffrire la fame e di essere stuprata per amore e perché certe volte al destino non si può resistere: ci si deve piegare come canne al vento, essere cedevoli per non cedere.
Neanche io la trovo una wonderwoman, eppure ciò che fa ha del prodigioso in qualche modo, perché l’amore per uno diventa con lei amore per più di uno, e di più: per uno che è sconosciuto, che sia vecchio, ragazzo, uomo, donna non importa.
Vi ricordate quel passo in cui lei torna nel magazzino dove la settimana prima aveva trovato ancora delle provviste e aprendo la porta trova fuochi fatui che ardono. Scappa in strada. Immagino la puzza, l’orrore, la disperazione. Lei invece pensa “E’ stata colpa mia”…
L’umanità di questa donna, che vomita per l’orrore, che accarezza il cane delle lacrime, che cerca una soluzione, una casa, la salvezza… mi hanno incatenata, nonostante anche io abbia trovato difficoltà ad adattarmi alla scrittura di Saramago.
(confesso: continua a essere così per ogni nuovo libro).

Per quanto riguarda gli uomini: è vero, qui non sono belle figure. Negli altri romanzi però… hanno una tenerezza, una vita interiore assolutamente degne di questa donna meravigliosa.
Caro vecchio, dici a un certo punto; “a un romanzo chiedo principalmente di cambiare la mia visione delle cose attraverso la crescita interiore dei personaggi, l’inventiva nel particolare, uno stile piacevole, la concatenazione avvincente della trama e per finire una buona ricostruzione storica che mi permetta di immergermi nella quotidianità di vite dimenticate”. Posso solo rispondere che dopo aver letto Cecità non sono riuscita a scrivere niente per molto tempo. Cavolo, se me l’ha cambiata la vita! Cavolo, ha cambiato anche quel che pretendo da me stessa quando scrivo! È vero i personaggi non sono cresciuti, il primo cieco riacquista la vista e la prima cosa a cui pensa è tornare a casa propria, a controllare gli averi; la ragazza con gli occhiali da sole, innamorata del vecchio, lo vede per la prima volta e ha come un moto all’indietro… i personaggi ciechi restano ciechi anche vedendo, anche quando l’incanto, con la pioggia, finisce, ma la donna?
È cresciuta e io con lei. Perché Saramago mi ha fatto vedere anche la mia miseria. Senza sconti, ma anche senza condanne categoriche (e senza categorie), mi ha fatto respirare un’aria dolorosa, mi ha fatto fare un viaggio all’inferno e ritorno. Alla fine mi ha salvata. Come ha salvato la vecchia dei conigli. Come ha salvato il suo lettore, non lo ha ingannato…

In merito all’ultimo quesito (società di giusti guidata da capi in-perfetti o il contrario?), ho pensato che anche un’azienda è una società. Se ha operai bravi, onesti, impeccabili, che producono 8 ore al giorno salvagenti di cemento perché quelli sono gli ordini dei capi-capoccia beh… un sacco di gente morirà affogata!

Ora vi saluto. Spero di non aver detto banalità: questa discussione è veramente troppo interessante per essere l’artefice della sua rovina! Crying or Very sad
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MessaggioOggetto: Re: Cosa state scrivendo? - ragà, ci stiamo ammosciando   Lun Apr 20, 2009 6:04 pm

In ordine di importanza: mi dispiace molto per la tua situazione lavorativa, spero che tutto possa sistemarsi felicemente; o che, alla peggio, tu possa trovare un nuovo impiego in grado di soddisfarti.

Cosa dovrei dire? Come potrei contestare le ragioni di due donzelle tanto a modo? Ripeto, ciò che dite è tutt'altro che privo di fondamento; fatto sta che il libro non mi ha folgorato, ma mi è solo piaciuto. Immagino che la stessa cosa, ma a ruoli invertiti, possa essere capitata per libri che a me hanno fatto impazzire e a voi hanno detto poco. L'importante credo sia dialogare e confrontarsi su argomenti letterari, non avere le stesse opinioni.

"In merito all’ultimo quesito (società di giusti guidata da capi in-perfetti o il contrario?), ho pensato che anche un’azienda è una società. Se ha operai bravi, onesti, impeccabili, che producono 8 ore al giorno salvagenti di cemento perché quelli sono gli ordini dei capi-capoccia beh… un sacco di gente morirà affogata!"

E se invece gli ordini fossero stati di produrre salvagenti impeccabili e gli operai, per tarscuratezza o peggio, li avessero prodotti con delle falle in grado di renderli inutilizzabili durante un naufragio?

Ripeto che l'ideale sarebbe una sinergia di persone oneste a tutti i livelli. Al di là di questo resto della mia idea: insomma è chiaro che non è facile contraddire ordini provenienti dall'alto, e per di più imposti con la forza, ma, in linea di principio, ciò deve essere fatto. Altrimenti chi, per fare un esempio, sarebbe da condannare tra i volenterosi carnefici del Nazismo e dello Stalinismo? Hanno solo ubidito agli ordini, no? Loro mica ce l'avevano con "i diversi", si sa che gli ordini non vanno discussi, no?
In secondo luogo, non saprei che farmene di politicanti pieni di sani principi quando la sera, tornando a casa, trovassi vicini irritanti, auto in doppia fila, immondizia sul viale d'ingresso e nessuna persona interessante con la quale confrontarmi.

A presto.
Er rudere.
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