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 ... er romanesco

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il_corvo

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MessaggioTitolo: ... er romanesco   Ven Lug 17, 2009 1:22 pm

Comincio col dire che in effetti non so se il titolo è citato correttamente Smile

Per una volta mi voglio sostituire al Grande Vecchio che è Maestro nel proporre spunti di riflessione.

Come ben saprete è in corso una piccola polemica per le parole dell'ex guardasigilli Roberto Castelli sull'uso del romanesco nelle tv pubbliche e private:

"È una cosa insopportabile, dà fastidio da un punto di vista culturale. Basta. Nelle ambientazioni a Roma si parli romanesco, in quelle napoletane si parli napoletano e in quelle a Milano si parli milanese. Che sia un bergamasco, un alto atesino, o un tedesco, gli attori parlano tutti comunque con accento romanesco."

queste per l'appunto le sue parole.

Sembra che la goccia che abbia fatto traboccare il vaso sia stata l'interpretazione di Papa Giovanni XXIII da parte di quel bravo attore (dico io) di Ghini il quale però, inevitabilmente, ha reso un'immagine che suona tanto di "falso storico".

A voi i commenti
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Lonewolf
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MessaggioTitolo: Re: ... er romanesco   Ven Lug 17, 2009 3:35 pm

bah

premesso che il viceministro Castelli dovrebbe preoccuparsi d'altro
e che non è colpa dei romani se il dialetto dei lecchesi
(suoi compaesani)
non è riconoscibile come quello dei romani
(ma anche quello dei napoletani, dei fiorentini, dei siciliani (anche se catanesi e palermitani parlano in modo molto diverso ma questo in tv non si nota:D) dei bolognesi, dei milanesi, che, a fasi alterne, dominano al cinema ed in tv... Very Happy)

credo che il suo fastidio "culturale"
sia piuttosto una malcelata forma di razzismo
a cui, purtroppo ed in modi ben più gravi, il suo partito ci ha abituati
(se penso che il disonorevole salvini, parlamentare italiano, dopo essere stato filmato mentre canticchiava: "senti che puzza scappano i cani stanno arrivando i napoletani... " andrà al parlamento europeo a rappresentarci... RABBRIVIDISCO!!!!)

detto questo
Ghini è un ottimo attore
ed un doppiatore professionista
non ho visto il film in questione
e non so quanto stonasse la sua dizione
anche perchè non ricordo bene come parlasse il papa buono

chiudo con un sorriso
proprio ieri vedevo una puntata di star trek, l'originale..
alla luce di questi commenti
mi offende che Spock non parli il vulcaniano
e che i dialetti alieni somiglino tutti all'italiano!

ora vado a vedermi un bel film su Napoleone
e se non parla in corso
mi riterrò culturalmente offeso!!!

_________________
"l'egoismo dell'uomo occidentale è arrivato al punto in cui siccome nessuno di noi vuole morire, allora quell'uno che lo vuole NON PUO'" - Elly Smile
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Dot

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MessaggioTitolo: Re: ... er romanesco   Ven Lug 17, 2009 3:46 pm

Pienamente d'accordo con la polemica, è scorretto ridurre tutto al romanesco e sbagliato nelle rievocazioni storiche. Mi ricordo che ai tempi in cui guardavo la tv davano "Cuore", e l'accento romanesco rendeva il tutto assurdo al limite del penoso. Del resto mi sembra che l'arte della recitazione abbia perso la sua serietà.
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Il grande vecchio

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MessaggioTitolo: Re: ... er romanesco   Ven Lug 17, 2009 7:34 pm

Diciamo che si vuole strumentalizzare qualcosa che di per sé non è sbagliato in assoluto.

Comunque ho deciso, per bieco interesse Cool Surprised , di appoggiare Castelli. Facciamo due conti: cercano qualcuno vecchio e con l'accento bergamasco per interpretare un uomo che come sgabuzzino ha la Cappella Sistina... confused scusate ma la tentazione è troppo, troppo forte!!! Twisted Evil
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rosetta

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MessaggioTitolo: Re: ... er romanesco   Sab Lug 18, 2009 1:37 am

sarò breve:

una lieve inflessione, è gradevole e migliora il personaggio, nel senso che lo umanizza, se coerente.
Al contrario disturba.
Immaginiamo un Mastella veneto o un Bossi calabrese...
Sarebbero fastidiosi e falsi.

Detto questo vorrei dare un consiglio a Castelli.
Occhio a Brunetta!


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Solaris
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MessaggioTitolo: Re: ... er romanesco   Sab Lug 18, 2009 2:52 am

Secondo me il pulpito non è degno di considerazione. Ma c'è un fondo di verità nel contestare un appiattimento su alcune inflessioni in tv. Dominanti reputo romano, toscano e napoletano. Ma non credo questo infici le ricostruzioni storiche nelle fiction che sono quasi sempre più che degne. Trovo un problema più grave, assai più grave nella piattezza inespressiva dell'italiano corretto scritto. Troppi romanzi sono uccisi dal lavoro redazionale dell'editing, il lavoro redazionale opera massacro degli slang e la resa è sintetica come un brutto capo di acrilico. Non che non debba esser preservata la purezza presunta ma la nostra lingua, anche nelle traduzioni, è arteficio meschino e pedante. E invecchia e muore. A.
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Elly

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MessaggioTitolo: Re: ... er romanesco   Lun Lug 20, 2009 3:44 pm

Un solo commento. 'a Castelli, ma vattela a pijà enderculo, va.
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Dot

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MessaggioTitolo: Re: ... er romanesco   Mar Lug 21, 2009 10:03 am

@elly: la tua capacità di sintesi della tua posizione è ammirevole Laughing

Io invece non la penso così, e mi ricordo che anni fa, guardando alcune scene della soap Vivere, ambientata a Como, accompagnate da accento romano ( e recitazione piatta)" riguardo ai personaggi pensai: "caspita, ma tutte emigrate al nord 'ste persone?"

In tutti i modi il romano, che ora ha invaso l'Italia, a breve si diffonderà nel mondo. Così qualcuno ha pensato bene di stilare un vocabolarietto dei modi di dire che presto valicheranno i confini nazionali. Ed esiste già una traduzione in inglese! Eccola qua:


WHEN IT WANTS, IT WANTS
quanno ce vo' ce vo'

BUT MAKE ME THE PLEASURE
ma famme 'r piacere

DON'T EXTEND YOURSELF
nun t'allargà

BUT, FROM WHEN IN HERE?
ma da quanno 'n qua

THE SOUL OF YOUR BEST DEAD RELATIVES
l'anima de li mejo mortacci tua

THESE DICKS
'sti cazzi

NOT EVEN TO THE DOGS!
manco a li cani!

WHICH GOD TAXI DRIVER!
che Dio t'assista

BUT WHAT ARE YOU STAY TO MAKE?
ma che te stai a fa'?

BUT WHO MAKES ME MAKES IT
ma chi me lo fa fa'

RIGHT TO BE LIGHT
giusto pe' èsse chiari

BUT OF WHAT
ma de che

HOW DOES IT THROW?
come te butta?

I AM TIRED DEAD
so' stanco morto

WHO WIRES YOU!
chi te se fila!

WHO HAS BEEN SEEN, HAS BEEN SEEN
chi s'è visto s'è visto

TODAY IT'S NOT AIR
oggi nun è aria

BY FEAR!
da paura!

GIVE IT TODAY AND GIVE IT TOMORROW
daje oggi e daje domani

PLEASE RE-TAKE YOURSELF
aripìjate!

STAND IN THE BELL, LITTLE BROWN (DARK)
sta 'n campana, moré

STAY BEEF
stai manzo

I DON'T CARE OF LESS
nun me ne pò fregà de meno

WE ARE AT HORSE
semo a cavallo

THERE ISN'T TRIPE FOR CATS
nun c'è trippa pe' gatti

I'M SO HUNGRY THAT I DON'T SEE
c'ho 'na fame che nun ce vedo

ROMAN JUMP IN MOUTH
saltimbocca alla romana

GO TO DIE KILLED
vammorìammazzato

YOU ARE BASTARD INSIDE
sei bastardo dentro

YOU REJUMP ME
m'arimbarzi

IT DOESN'T MAKE A FOLD
nun fa 'na piega

I OPEN YOU IN TWO LIKE A MUSSELL
t'apro 'n due come 'na cozza

SPEAK LIKE YOU EAT
parla come magni

I'VE MY LEGS THAT ARE DOING JAMES JAMES
c'ho le gambe che me fanno giacomo giacomo

GIVE TO THE HEEL, GIVE TO THE TIP
daje de tacco, daje de punta

YOU GOT MUCH COMPLEX THAN THE FIRST MAY CONCERT!
c'hai più complessi tu ch'er concerto der primo maggio!

FROM FIRE
da fogo

COW DAY
vacca dì

YOU ARE OUT LIKE A BALCONY
stai fòri come 'n barcone

THANKS, LITTLE THANKS AND THANKS TO THE DICK
grazie, graziella e grazie ar cazzo
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il_corvo

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MessaggioTitolo: Re: ... er romanesco   Mar Lug 21, 2009 10:22 am

Laughing Laughing Laughing Laughing

cool4
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Elly

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MessaggioTitolo: Re: ... er romanesco   Mar Lug 21, 2009 11:54 am

Aahahaha... meravigliose!!!

Tu ci scherzi, ma quando ero in Irlanda una volta, non so perché, con le mie amiche mi sono impelagata a spiegare - seriamente! - alcune imprecazioni romane a un nostro amico irlandese. Ho cercato di tradurgli "Li mortacci di Pippo" (Goofy's dead relatives!!) ed è rimasto lì basito per mezz'ora, poi mi ha chiesto: "...ma Pippo che c'entra?"
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MessaggioTitolo: Re: ... er romanesco   Mer Lug 22, 2009 5:35 pm

Contenta che vi siano piaciute...vi riporto anche due scritte sui muri tra quelle che mi hanno riferito negli anni.
Negli anni settanta andava di moda la scritta femminista: "Io sono mia". Uno ci scrisse accanto: "E tiettete!"
Dopo i mondiali di calcio dell'82 qualcuno, sui muri del cimitero, scrisse: "Che vve siete persi!"

I modi di dire e i commenti estemporanei riflettono lo spirito della gente, e sicuramente tutte le regioni ne hanno uno proprio. Perciò, tornando ai film con l'accento romano, vanno bene...se ambientati a Roma! Due romani che discutono all'ombra del Colosseo non diranno mica all'improvviso "ciò, casso", e due torinesi in un film non dovrebbero dire "i miei amisci" per "amici".
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MessaggioTitolo: Re: ... er romanesco   Gio Lug 23, 2009 11:07 am

Offrèghete
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MessaggioTitolo: Re: ... er romanesco   Mar Ago 04, 2009 12:50 pm

Beh, io ho notato un caso di doppia possessione demoniaca in "Un medico in famiglia": i due fratelli piccoli (Ciccio e Annuccia) sono cresciuti a Roma ma parlano milanese. Mistero! elephant
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MessaggioTitolo: Re: ... er romanesco   Mer Ago 12, 2009 1:11 pm

Beh ragazzi, quando sono intervenuta nella discussione non mi sono informata su chi fosse Castelli...eehm, ignoranza mia...non guardare la Tv ha anche i suoi svantaggi...ma ho rimediato con i giornali e perciò è evidente che anche se per principio l'idea di rispettare la parlata del posto nelle fiction sarebbe giusta, il fatto che la proposta parta lì ne cambia radicalmente la natura.
Per fare ammenda vi incollo questo meraviglioso articolo apparso sul Corriere della Sera il 7 agosto:






Lettera aperta alla gelmini
Dante e Verga? Basta. Mi son de Trieste


Ministro, cambiamo i programmi: «El moroso
de la Nona» al posto della Divina Commedia


Signor ministro, mi permetto di scriverLe per suggerirLe l'opportunità di ispirare pure la politica del Ministero da Lei diretto, ovvero l'Istruzione — a ogni livello, dalla scuola elementare all'università — e la cultura del nostro Paese, ai criteri che ispirano la proposta della Lega di rivedere l'art. 12 della Costituzione, ridimensionando il Tricolore quale simbolo dell'unità del Paese, affiancandogli bandiere e inni regionali. Programma peraltro moderato, visto che già l'unità regionale assomiglia troppo a quella dell'Italia che si vuole disgregare.

Ci sono le province, i comuni, le città, con i loro gonfaloni e le loro incontaminate identità; ci sono anche i rioni, con le loro osterie e le loro canzonacce, Penso scurrili ma espressione di un’identità ancor più compatta e pura. ad esempio che a Trieste l'Inno di Mameli dovrebbe venir sostituito, anche e soprattutto in occasione di visite ufficiali (ad esempio del presidente del Consiglio o del ministro per la Semplificazione) dall’Inno «No go le ciave del portòn», triestino doc.

Ma bandiere e inni sono soltanto simbo¬li, sia pur importanti, validi solo se esprimono un'autentica realtà culturale del Paese. È dunque opportuno che il Ministero da Lei diretto si adoperi per promuovere un'istruzione e una cultura capaci di creare una vera, compatta, pura, identità locale.

La letteratura dovrebbe ad esempio essere insegnata soltanto su base regionale: nel Veneto, Dante, Leopardi, Manzoni, Svevo, Verga devono essere assolutamente sostituiti dalla conoscenza approfondita del Moro¬so de la nona di Giacinto Gallina e questo vale per ogni regione, provincia, comune, frazione e rione. Anche la scienza deve essere insegnata secondo questo criterio; l'opera di Galileo, doverosamente obbligatoria nei programmi in vigore in Toscana, deve essere esclusa da quelli vigenti in Lombardia e in Sicilia. Tutt'al più la sua fisica potrebbe costituire materia di studio anche in altre regioni, ma debitamente tradotta; ad esempio, a Udine, nel friulano dei miei avi. Le ronde, costituite notoriamente da profondi studiosi di storia locale, potrebbero essere adibite al controllo e alla requisizione dei libri indebitamente presenti in una provincia, ad esempio eventuali esemplari del Cantico delle creature di San Francesco illecitamente infiltrati in una biblioteca sco-lastica di Alessandria o di Caserta.

Per quel che riguarda la Storia dell’Arte, che Michelangelo e Leonardo se lo tengano i maledetti toscani, noi di Trieste cosa c’entriamo con il Giudizio Universale? E per la musica, massimo rispetto per Verdi, Mozart o Wagner, che come gli immigrati vanno bene a casa loro, ma noi ci riconosciamo di più nella Mula de Parenzo, che «ga messo su botega / de tuto la vendeva / fora che bacalà».

Come ho già detto, non solo l’Italia, ma già la regione, la provincia e il comune rappresentano una unità coatta e prevaricatrice, un brutto retaggio dei giacobini e di quei mazziniani, garibaldini e liberali che hanno fatto l'Italia. Bisogna rivalutare il rione, cellula dell'identità. Io, per esempio, sono cresciuto nel rione triestino di Via del Ronco e nel quartiere che lo comprende; perché dovrei leggere Saba, che andava invece sempre in Viale XX Settembre o in Via San Nicolò e oltretutto scriveva in italiano? Neanche Giotti e Marin vanno bene, perché è vero che scrivono in dialetto, ma pretendono di parlare a tutti; cantano l’amore, la fraternità, la luce della sera, l’ombra della morte e non «quel buso in mia contrada»; si rivolgono a tutti — non solo agli italiani, che sarebbe già troppo, ma a tutti. Insomma, sono rinnegati.

Ma non occorre che indichi a Lei, Signor Ministro, esempi concreti di come meglio distruggere quello che resta dell’unità d’Italia. Finora abbiamo creduto che il senso profondo di quell’unità non fosse in alcuna contraddizione con l'amore altrettanto profondo che ognuno di noi porta alla propria città, al proprio dialetto, parlato ogni giorno ma spontaneamente e senza alcuna posa ideologica che lo falsifica. Proprio chi è profondamente legato alla propria terra natale, alla propria casa, a quel paesaggio in cui da bambino ha scoperto il mondo, si sente profondamente offeso da queste falsificazioni ideologiche che mutilano non solo e non tanto l’Italia, quanto soprattutto i suoi innumerevoli, diversi e incantevoli volti che concorrono a formare la sua realtà. Ci riconoscevamo in quella frase di Dante in cui egli dice che, a furia di bere l'acqua dell’Arno, aveva imparato ad amare fortemente Firenze, aggiungendo però che la nostra patria è il mondo come per i pesci il mare. Sbagliava? Oggi certo sembrano più attuali altri suoi versi: «Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!».

Con osservanza
Claudio Magris


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P.s. Io sono convinta che le recenti sparate della Lega abbiano qualcosa a che fare con il processo di distrazione da "altri fatti" - un tacito accordo tra parti insomma! A buon intenditor...
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