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 La spettacolarizzazione della società

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Dot

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MessaggioTitolo: La spettacolarizzazione della società   Gio Ott 01, 2009 12:04 pm

Dopodomani andrò alla manifestazione per la libertà di stampa a Roma, in piazza del Popolo. Non vado a una manifestazione dai tempi di “Tremate, tremate, le streghe sono tornate” e “ E’ ora, è ora, potere a chi lavora”. Leggendo il programma vedo che a quella di sabato canteranno i gruppi xx e gli artisti yy. Cantare eh? E perché? E’ una manifestazione o una festa dell’Unità? Perché è necessario l’elemento spettacolo, la causa non basta da sola se ci si crede?

Ci sono talvolta dei recital di poesia. Spazio alla parola? Macché…bisogna aggiungerci o la musica, o una rappresentazione sullo sfondo, o ambedue, sennò la gente si annoia. Se non c’è spettacolo non c’è più niente insomma. Anche l’arte visiva non si salva, è troppo statica e muta. In una mostra su Giotto grandi schermi illustravano i dettagli di un’opera, con tanto di zoom che ingrandiva i particolari. Ma guarda un po’, dopo tanti secoli l’opera di per sé non è più valida per se stessa, da sola non regge. Se poi un nastro registrato completa la visita, ancora meglio no?
Schermi dappertutto, notizie da radio e tv dappertutto, sugli autobus, in taxi, alle fermate della metro, al bar, dagli altoparlanti all’esterno di qualche ristorante…Ma se uno volesse, per dire, pensare, anziché sentirsi ripetere per la millesima volta le notizie o quanto traffico c’è in Valtellina abitando in Sicilia? Stimoli e frastuono dappertutto per completare, insieme alla meta realtà dello spettacolo, il processo di passivizzazione della gente e interrompere il più spesso possibile la loro quieta conversazione con se stessi. Incalzanti annunci vocali alle stazioni, fonte di continuo e inutile disturbo, visto che ormai sappiamo leggere tutti e no, non ci mettiamo a un centimetro dal treno in transito e non morivano tutti come mosche prima degli assillanti inviti a non attraversare la linea gialla, ma moriremo ammorbati dai troppi inutili inviti all’ascolto di informazioni ridondanti.

Leggo da decenni la rivista “Oggi”. Un tempo c’erano diverse storie di gente qualsiasi le cui traversie ne facevano dei casi umani interessanti. Adesso più della metà della rivista è dedicata a personaggi dello spettacolo. Similmente, in altre riviste, se c’è ad esempio una pagina dedicata alla psicologia, si intervista il tale personaggio per sapere se ha la fobia dei ragni o altro. “La Settimana enigmistica” è un altro dei miei acquisti. Non è cambiata quasi per niente, se non che titoli di film, e perfino spot pubblicitari cominciano ad insinuarsi in quelle brevi informazioni di cultura generale e curiosità che occupano qualche pagina qui e là. Lo spettacolo e un’informazione scientifica o storica sono messi allo stesso livello.

Per celebrare l’anniversario dell’unità d’Italia è stata proposta…una bella fiction! Che importa tanto, il confine tra realtà e spettacolo è sempre più vago. Non che a me importi un fico secco di questa celebrazione, è solo che l’idea di sostituirla con una fiction è segno dei tempi.
Mi sembra che questo fenomeno svilisca le persone comuni. Ho conosciuto recentemente una famiglia che sta passando le pene dell’inferno perché il nipotino è affetto da una brutta malattia. Ma non vanno in tv, perciò non hanno nessuna importanza.

Termino i miei pensieri sparsi con una citazione del filosofo francese Guy Debrod morto negli anni novanta.

“Lo spettacolo….non è un supplemento del mondo reale, la sua decorazione sovrapposta. È il cuore dell’irrealismo della società reale. In tutte le sue forme particolari, informazione o propaganda, pubblicità o consumo diretto di distrazioni, lo spettacolo costituisce il modello presente della vita socialmente dominante. Esso è l’affermazione onnipresente della scelta già fatta nella produzione, e il suo consumo conseguente.
Forma e contenuto dello spettacolo sono entrambe l'identica giustificazione totale delle condizioni e dei fini del sistema esistente. Lo spettacolo è anche la presenza permanente
di questa giustificazione, in quanto occupazione della
parte principale del tempo vissuto al di fuori della produzione…”

E delle citazioni su wikipedia, sempre di Debord:



Ciò che aliena l'uomo, ciò che lo allontana dal libero sviluppo delle sue facoltà naturali…è lo spettacolo, che Debord identifica come
« un rapporto sociale fra individui mediato dalle immagini »

Una forma di assoggettamento psicologico totale, in cui ogni singolo individuo è isolato dagli altri ed assiste nella più totale passività allo svilupparsi di
« un discorso ininterrotto che l’ordine presente tiene su se stesso, il suo monologo elogiativo »

Lo spettacolo, di cui i mass media sono solo una delle molte espressioni, è parte fondante della società contemporanea, ed il responsabile della perdita da parte del singolo di ogni tipo di individualità, personalità, creatività umane: la passività e la contemplazione sono ciò che caratterizza l'attuale condizione umana. Ciò che rende lo spettacolo ingannevole e negativo è il fatto che esso rappresenta il dominio di una parte della società, l'economia, su ogni altro aspetto della società stessa; la mercificazione di ogni aspetto della vita quotidiana rompe quell'unità che caratterizza la condizione umana propriamente detta:
« Più egli contempla, meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la sua propria esistenza e il suo proprio desiderio »

Beh, lui dice le cose meglio di me, ma mi domando se siete d’accordo con queste osservazioni e cosa ne pensate della condizione in cui viviamo a questo riguardo.

Ciao ciao
El sior Dot
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Sab Ott 10, 2009 1:13 am

wowowowowowowow! Dot ma che post mi tiri fuori?
appena dal titolo ho subito pensato a Debord, e difatti eccotelo citato!
non ho ancora letto il libro ( ma lo ha letto lo Psi e me ne ha parlato abbastanza da farmi imparare a memoria alcune frasi! ) ma è secondo nella lista di quello che devo assolutamente leggere.
comunque, è mezzanotte e 10 e non mi pare il caso di mettermi a discutere di questo a sta ora, però lo farò certamente appena possibile!

anzi, invito tutti a leggere questo bel post
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MessaggioTitolo: Guy   Dom Ott 11, 2009 2:24 am

Dopo aver letto La società dello spettacolo, uno dei miei maggiori rimpianti è di aver potuto conoscere Debord di persona.
Condivido pienamente le sue analisi, degne di un veggente illuminato. Ci separa soltanto la direzione: per lui il soggetto capace di riprendere in mano la storia è il proletariato, per me la sopravvivenza aumentata (consumismo) ha neutralizzato qualsiasi divisione di classe fondata sul possesso dei mezzi di produzione (in altri termini è inevitabile che gli operai passino alla lega). Fortunatamente la gestione del potere nell'epoca del presente eterno, dell'assenza della dimensione storica (cioè della possibilità di cririca), produce una quantità di errori strategigi incoraggiante.
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Lun Ott 12, 2009 8:20 pm

eccomi qua, ho letto il discorso con interesse e devo dire che mi stupisco che nessun altro abbia fin'ora risposto in quanto non c'è bisogno di aver letto Debord per accorgersi di quello che succede. lo spettacolo è in noi e per noi, quasi peggio dello spirito santo. quando parliamo con gli altri 'diamo spettacolo', e forse per questo non si potrà mai uscire da questo sistema.
come dicevano Horkheimer e Adorno ( Dot, se non li hai letti sappi che sono il capitolo precedente a Debord ) ormai qualsiasi apparizione in pubblico ( su giornali tv ma anche a conferenze o in classe ) è pubblicità
e l'unico modo per sottrarsi alla pubblicizzazione è l'anonimato
ma l'arte non sopravvive nell'anonimato
quindi non è più possibile recuperare l'arte, che ormai è diventata tutto spettacolo

convinta pure io che siano ben lontani i tempi dell'utopia del proletariato, non c'è nessun modo per uscire da questo sistema, anche perchè ormai le persone vi si sono adeguate, e lo spettacolo calza a pennello aderendo ai corpi come un capo di alta moda ( che naturalemte fa parte dello spettacolo, sebbene meno del corpo stesso )
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melitta

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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Mar Ott 13, 2009 1:05 am

Spezzo volentieri una lancia in favore dello spettacolo (occhio: non di TUTTi gli spettacoli, ma del concetto di spettacolo in sè).

Spettacolo era, nell'antichità, la tragedia. Sofocle, Aristofane, Eschilo, Euripide... mica pizza e fichi. Non mi pare che la gente assistesse passivamente a quello spettacolo, anzi, la catarsi (ovvero, lo scioglimento del nodo emozionale) era liberazione di sentimenti, il pubblico piangeva, commosso, e usciva dal teatro più leggero (migliore) di come vi era entrato.
Sempre parlando dell'antichità, arriviamo agli scontri fra gladiatori, ai cristiani offerti in pasto ai leoni, ecc. ecc. Da un punto di vista etico-estetico, questi spettacoli non riscuotono la mia ammirazione; avevano però il pregio di fornire un momento di aggregazione e condivisione di emozioni. La gente era passiva? Non mi pare, visto che spesso era proprio il pubblico a decidere se il campione andava graziato o freddato sull'arena. Neanche qui vedo una massa passiva (ma siccome non ero presente, non posso esserne sicura).

Andando avanti, nella Commedia dell'Arte era proprio il pubblico a far cambiare agli attori il canovaccio della commedia/tragedia/farsa che andavano a rappresentare. Dunque, lo spettacolo non era rivolto a una massa passiva, ma attenta e partecipe. E, sempre secondo me, il pubblico usciva da lì "migliore" di com'era entrato, perché magari quattro acche in più ne sapeva. Non dimentichiamo che, per esempio, le gesta di Orlando sono state insegnate a generazioni di analfabeti dai burattinai: anche i "pupi" sono stati veicolo di cultura.

Saltiamo un po' di secoli e arriviamo ai giorni nostri.
Spettacolo è la robaccia che si vede in tivù? Sì, anche questo è spettacolo. La massa è passiva? Non mi pare, visto che auditel e televoto dettano legge. E l'ultima parola spetta al telespettatore: se l'auditel non convince, il programma viene freddato lì (tale e quale il gladiatore nell'arena).

Che la contemplazione coincida con passività e non-vita (se questo è il senso degli stralci riportati dal Sior Dot), è un altro dei concetti su cui ho le mie perplessità. Io quando contemplo un film che mi garba, un documentario, un catalogo d'arte, non solo non mi sento passiva (perché emozioni e memoria vengono sollecitati e non anestetizzati da quel che vedo), ma mi sento molto più viva di quando non ho nulla da contemplare.

Che le masse siano più passive di un tempo, da un lato condivido, dall'altro dissento. Adesso tutti scrivono: blog, facebook, sms, forum, romanzi, poesie, diari, memoriali, tutti scrivono, spediscono, condividono, aspettano commenti, sollecitano amicizie con persone mai viste, tutti si muovono, si agitano... e a contemplare restano davvero in pochi.


Bellissimo thread, Sior Dot! flower

Melitta
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Dot

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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Mar Ott 13, 2009 11:31 am

Bene bene. Lieta che quest’argomento abbia stimolato un dibattito. Era da tempo che volevo esprimere il mio punto di vista, poi la citazione di Deborde dello psycho-man su FB mi ha fatto mettere il proposito in pratica. Non si tratta di demonizzare lo spettacolo in sé, uno dei fenomeni che rendono la vita più piacevole, ed espressione di creatività, ma di constatare che negli ultimi tempi strabocca e invade sfere che dovrebbero rimanere separate da esso. La conseguenza è la passivizzazione della gente, che sembra voler evadere dalla realtà il prima possibile.
Mely-girl dice che la gente scrive di più, sì, ma come e quanto? Leggevo ieri un articolo che parlava del successo del sito Twitter, nel quale la lunghezza massima dei post è di 140 caratteri. L'articolo affermava che nell’era del web 2 la comunicazione è più breve, e, aggiungo io, più superficiale. Dopo tanto tempo sono andata a vedere cosa succede nel sito di ozoz, non so se qualcuno di voi lo conosce (ihihih): utenza raddoppiata, discussioni interessanti pochissime, risposte col contagocce. E un thread in cui alcuni rimpiangevano i bei tempi in cui c’erano dibattito e animazione.
Prendiamo poi facebook e il suo enorme successo: anche lì si lascia che il video ( lo spettacolo, sia esso a base musicale, cinematografica o politica) prenda il posto delle parole, è più veloce, più soddisfacente e molto meno impegnativo. La quantità degli scambi è aumentata in maniera esponenziale, ma non mi sembra che rispetto al passato si sia fatto un grande progresso di trasmissione culturale.

Ho letto su R2 Cultura (Repubblica — 08 ottobre 2009), quanto segue:

Esce oggi per il Mulino, a firma appunto di Mazzoleni e di Anna Sfardini, Politica pop. ..Sulla copertina c' è il Gabibbo mollemente sdraiato sul fianco che fa ciao-ciao. L' immagine è graziosa, ma il contenuto del libro sanziona come meglio non si potrebbe la terribile potenza di quell' "enorme frullatore" che ha sminuzzato "realtà e finzione" dando vita a una "miscela espressiva" senza più distinzione di generi. Un' allegra poltiglia di spettacoli e maschere. Un pappone straniante animato e dominato dalla logica dei media e dagli imperativi del consumo. Un intruglio di leader, sosia, iene, meduse e altri mostri dati in pasto al pubblico. Ecco la politica pop. Cinque secoli dopo Machiavelli, molto semplicemente, la politica ha smarrito la sua autonomia e si scopre oggi in una condizione di assoluta subalternità rispetto all' industria culturale e al mercato dell' intrattenimento; prigioniera delle emozioni, là dove prima s' imponeva con la forza delle idealità, dei ragionamenti, dei progetti, degli interessi, delle identità collettive. Al posto dell' etica comanda l' estetica; e al vuoto di rappresentanza corrisponde un pieno di rappresentazioni, per lo più di pupazzi.

Con metodo e pazienza Mazzoleni e Sfardini cercano di mettere ordine in una materia che per sua organica natura è quanto di più simile alla marmellata. Gli sfottò di Crozza e la scuola di Francoforte; Guy Deborde Striscia la notizia: Celentano, Benigni e Beppe Grillo, gli antichi buffoni di corte, i predicatori di piazza e le riemersioni della post-modernità. Gossip e Popper: chi riesce a cogliere il filo che li lega forse conquista, oltre al classico Paperino gonfiabile, una riserva di conoscenza sul presente.
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Ecco, la televisione funge da “enorme frullatore” ( e anche facebook non scherza). Non distinguere più i livelli di valore, non accorgersi più che un’opera d’arte è superiore alla scena di un film, che un discorso filosofico è più importante perché profondo di un commento qualsiasi, che la poesia è una delle massime espressioni dell’uomo difficilmente accostabile alle “belle parole” di una canzone…questo è uno dei lati deprimenti della faccenda.

(Interessanti i cenni storici sullo spettacolo, Melitta)
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melitta

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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Mar Ott 13, 2009 6:10 pm

Caro il mio Sior Dot, condivido, ma con riserva.

A me sembra che l'uomo abbia sempre avuto bisogno di spettacolarizzare tutto e abbia profuso in questa direzione una montagna di energie (adesso la tecnologia rende tutto più caotico e veloce, questo senz'altro; ma non mi pare che negli ultimi millenni l'uomo sia cambiato tanto, da un punto di vista psicologico).

I nostri progenitori spettacolarizzavano la divinità e gli déi, inventando miti, leggende, mostri e salvatori, mirabilia e nefandezze - consapevoli che se non avessero avuto eventi e facoltà straordinarie da attribuire al dio, nessuno gli avrebbe portato rispetto, devozione e adorazione.

I faraoni spettacolarizzavano la propria vita e la propria morte convogliando gli sforzi di migliaia di uomini nella costruzioni di templi, monumenti e piramidi.

I condottieri spettacolarizzavano le loro vittorie mutando l'assetto urbanistico delle città conquistate (un esempio per tutti: Napoleone).

I crociati spettacolarizzavano un'impresa dettata da motivi religiosi razziando, stuprando, saccheggiando, conquistandosi titoli nobiliari e facendosi scrivere poemi celebrativi dai poeti di corte e da altri menestrelli prezzolati (i quali, a loro volta, spettacolarizzavano se stessi: pensiamo a Nostradamus, per esempio).

Venezia è quella che forse ha spettacolarizzato più di tutti: gli sfarzosi palazzi di marmo sul Canal Grande sono stati "ordinati" dalla Signoria per impressionare i forestieri (mercanti, ambasciatori, cronisti e spioni vari) e dimostrare quanto ricca fosse la Repubblica.
Ogni visita di re e/o ambasciatori stranieri veniva accompagnata da feste, processioni, messe solenni, banchetti con cento portate, fiere, mercati, esibizioni di forzuti e spettacoli di marionette. Quando arrivò il re di Francia nel 1574 venne allestito un banchetto in cui tutto, dalle stoviglie ai piatti ai tovaglioli, era fatto di zucchero (costosissimo, all'epoca): non appena l'ospite francese sbattè il tovagliolo, impolverandosi di zucchero da capo a piè, tutti gli altri invitati fecero altrettanto, in modo da non farlo sentire in imbarazzo, e subito si trasferirono nel salone attiguo dove si svolse il banchetto vero. A conclusione del pasto, arrivò, servita su un enorme vassoio d'argento, e coperta solo di petali di rosa, la cortigiana più celebre di Venezia, con cui il re si appartò per le prescritte manovre pig .
Di fronte al palazzo (ora sede dell'Università Cà Foscari) prese posto una gigantesca chiatta, su cui era stata allestita una fornace muranese; lì un maestro vetraio, aiutato dai suoi garzoni, produceva "in diretta" oggetti di vetro da offrire in dono al re... Alla faccia della spettacolarizzazione! drunken

E non erano spettacolari gli autodafé dei poveri ebrei, i roghi di streghe e di eretici, le impiccagioni pubbliche, le esecuzioni sulla ghigliottina ai tempi del Terrore, i partigiani appesi ai lampioni pubblici con il cartello "Banditen" attaccato al collo...?

Perbacco, a me sembra che la Storia racconti una serie infinita di eventi spettacolarizzanti... geek

Baci a tutti,
study
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Mer Ott 14, 2009 8:09 pm

"Perbacco, a me sembra che la Storia racconti una serie infinita di eventi spettacolarizzanti... "

vero! ma lo spettacolo nel senso di Debord è una cosa dei tempi recenti, che riguarda l'immagine, e quindi principalmente tv computer fotografia ecc
e credo questo fosse anche il senso che gli dava Dot ( Dot dimmi se sbaglio )
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Mer Ott 14, 2009 10:52 pm

Dunque, cara melitta, il tuo commento mi ha lasciata spiazzata e senza una pronta risposta...tu te rends compte? Succede così di rado! L'ho trovato molto interessante, e devo pensarci a quello che affermi, e poi ti dirò come la vedo, anzi, come la vedrò quando la vedrò eheheh

In realtà l'argomento come l'ho impostato io è vasto, e forse sarebbe il caso di delineare uno o due aspetti soltanto. Penserò anche a quello.

Per stasera aggiungo che Carla Bruni apparirà presto in un film che vede lei e altri personaggi famosi sul lettino dello psicanalista a spifferare cose intime, e nel termine includo la sua realtà psichica, diversa da quella del quotidiano e del contatto con gli altri, e che a mio modesto parere non dovrebbe essere gettata in faccia agli spettatori di un film e in particolare non dalla moglie di un capo di stato. Cosa rappresenta questa mania di confessione pubblica mediante video e film? Si tratta di un fenomeno che è sempre esistito o è peculiare del nostro tempo?

Eeeeeeeeh?

Il vs aff.mo
Sior Dot
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Gio Ott 15, 2009 2:00 am

Gò spiazzà el Sior Dot! (Ho compiuto un'impresa titanica! cheers )

Sì, l'argomento è vastissimo e meriterebbe un sacco di spazio. Faremo tutto con calma, tanto non ci corre dietro nessuno.

Torno un attimo sul concetto di passività delle masse indotta dalla spettacolarizzazione.
A me le masse non sembrano così passive. Più "guardone", più bramose di spiare dal buco della serratura, questo sì (ma prima il potere repressivo della Chiesa era molto più forte, e questo spiega perché adesso certi argomenti non siano più tabù. Però il piacere di rovistare nelle altrui mutande è vecchio come il mondo. Se vi capita, leggete i verbali degli interrogatori nei processi per stregoneria: gli Inquisitori risultano senza ombra di dubbio ossessionati da curiosità sessuali degne del peggior depravato).

Ripensiamo ai miti degli dèi greci e romani: accoppiamenti a gogò, incesti, animali, buoi (Minosse e il Minotauro), cigni, pioggia fecondante... altro che la RAI, col suo "Di tutto, di più"! Altro che film hard! La pornografia non è invenzione recente...

Ripensiamo all'Aretino, che nel Cinquecento venne pagato per tacere. Da furbo qual era, intascò, tacque quel tanto che gli consentì di vivere agiatamente e di scansare i sicari; ma scrisse anche molto, e non risparmiò le confidenze licenziose e le maldicenze.
Anche Casanova venne pagato per tacere; ma fu pure pagato per parlare (faceva la spia per l'Inquisizione di Venezia). Da vecchio, in Francia, non potendo farsi filmare e mettere su You Tube, scrisse le sue Memorie e spiattellò fatti suoi e non suoi (inventò molto, spettacolarizzando se stesso).
Oggi Carla Bruni verrà pagata per parlare. Se la massa è passiva, crederà che dica la verità; ma siccome la massa non è scema come la si crede, molti diranno che le sue sono tutte balle concordate a tavolino. ( Twisted Evil )

Ecco, a sostegno della tesi che la massa non è così passiva come la si vuole credere, esiste la DIETROLOGIA: ovvero il dubbio quasi sistematico, il sospetto talvolta paranoico, la sfiducia più totale nelle "verità" mostrate con foto, filmati e testimonianze audiovisive da chi sta al potere.
Due esempi: l'allunaggio del 1969 e l'11 settembre 2001. Se andate su You Tube, troverete decine di filmati, interviste, documenti fotografici a dir poco sconcertanti, che portano a concludere che la versione di quanto accaduto in America quello sventurato giorno è il più grande inganno mediatico che sia mai stato orchestrato.

Baci baci
melitta dietrologa geek
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Dom Ott 18, 2009 3:11 pm

"Cosa rappresenta questa mania di confessione pubblica mediante video e film? Si tratta di un fenomeno che è sempre esistito o è peculiare del nostro tempo?"

domanda interessantissima.
provo a risponderti: è una cosa recente, che si sta amplificando sempre di più. le persone sono sempre di più e quindi quello che hanno da dire è sempre meno particolare, sempre più l'esempio di un genere di persone, sempre più l'opinione del proprio gruppo di appartenenza ( forse on è così tra gli adulti, ma vi assicuro che tra gli adolescenti è abbastanza così, anche se finché siamo adolescenti crediamo di essere assolutamente particolarissimi! ) ecc ecc
questa falsa individualità fa in modo che ognuno senta il bisogno di esprimersi in modo reale, ma se la musica che si ascolta, il modo di vestire le passioni da avere ecc sono stereotipate come fare? l'unico modo per salvarsi è esprimere la propria intimità, perché l'intimo è l'unica cosa che viene esclusa da qualsiasi moda.
cosa c'è che ormai inetressa? la tv ed internet hanno reso il mondo paese, l'unica cosa che non si sa ancora è il sentire reale delle persone, l'interiorità è il vero sconosciuto. ed ecco che fioriscono i reality e tutte le cose del genere, sebbene appunto i film abbiano da sempre sfruttato questo fattore.
dire il proprio intimo significa dimostrare di non aver nulla da nascondere, essere sinceri, cosa davvero importante, è dire all'altro "non ho apura del tuo giudizio" ed è quindi una presa di posizione. inoltre, parlare apertamente di sé, lega a sé l'ascoltatore, e se andiamo a dire a tutta Italia cosa sentiamo nel nostro animo guadagnano un numero infinito di potenziali amici, di persone che ci rispetteranno e faranno come se ci conoscessero.
forse è quindi solo la ricerca di un modo per lenire la propria solitudine

non so se ho risposto alla tua domanda o se ho divagato seguendo i miei pensieri, comunque aspetto un commento
ciao!
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Dom Ott 18, 2009 4:09 pm

Un'ottima analisi, senza. Pienamente d'accordo. Quando avrò più tempo aggiungerò altre considerazioni.
El sior Dot

( La foto risale a prima dell'operazione di cambio di sesso. Già che c'ero mi sono fattO anche il lifting e il trapianto dei capelli )
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Dom Ott 18, 2009 11:16 pm

sì ehm... e perché mai questo cambio di 'prospettiva'???
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Lun Ott 19, 2009 1:05 am

Secondo me, invece, da brava ex psicologa comportamentista, anche la sfera intima è pesantemente condizionata dalla moda. Sempre che per moda si intenda lo spirito del tempo, le regole e le norme di un certo periodo storico.
Vita religiosa e sfera sessuale rappresentano un esempio significativo del cambiamento avvenuto nell'ultimo cinquantennio.

Immaginiamo una ragazza venticinquenne degli anni '50, intervistata alla neonata tivù: dice di essere illibata, di andare a messa tutte le domenice, di confessarsi tutti i sabati, di rispettare il digiuno del venerdì, di non perdersi una recita del rosario nel mese di maggio, di fare la catechista in parrocchia e di vedere solo i film proiettati al cinema dell'oratorio; sua massima aspirazione è fare la moglie e la madre, oltre a tenere la casa lucida come uno specchio e a preparare il ragù facendolo bollire le canoniche sette ore; per lei il rapporto sessuale è solo finalizzato alla procreazione; ignora il significato della parola orgasmo; è convinta che solo le donnacce godano nell'accoppiamento; sua grande aspirazione è trovare un marito onesto e GRAN LAVORATORE. Risultato: riceverà un milione di domande di matrimonio, e tre milioni di aspiranti suocere si accapiglieranno pur di averla come nuora.

Immaginiamo ora una venticinquenne concorrente al Grande Fratello: Question Ho il vago sospetto che si presenterebbe in modo alquanto diverso, e che la sua sfera intima sarebbe piuttosto differente da quella... di sua nonna.

Parere personale, eh.
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Lun Ott 19, 2009 10:51 pm

certo che è la moda! ma se osservi i ragazzi, anche di ora, ti accorgetrai che mentre sbavano dietro alla ragazza da grande fratello, in realtà vogliogvutfnydcry6 ( scusate, interruzione dello Psi che questa sera ha deciso di fare la persona seria ftrffg ) che la loro ragazza sia piuttosto casta nell'atteggiamento coi maschi ( anche se ha conquistato lui proprio per la sua 'spavalderia' ) poichè sotto sotto vogliono sposare la ragazza-nonna
insomma, non è ancora arrivato il tempo della supremazia totale della ragazzaGF, anche perchè mi pare, specialmente qui in Veneto, che dai 30 in su tutti i ragazzi-uomini vogliano dimostrare di essere onesti e gran lavoratori.
sembra come che le mode che giustamente hai identificato, non solo valgano per un certo periodo, ma cambiano anche in base all'età: la ragazza desnuda ndel GF una volta cresciuta deve aspirare ad essere una brava madre, e trovare quindi il bravo marito lavoratore che aiuti il suo sostentamento economico
comunque, possiamo anche ritenere che sia una moda il voler esprimere la propria interiorità, ma non sono convinta, prima di tutto poiché effettovamente si va a mostrare in parte quello che gli altri vogliono vedere in noivtuvgyu

firmato Senza (con il contributo fondambh,vkjkjentale di Psi)
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Mar Ott 20, 2009 7:13 pm

tanto per puntualizzare il messaggio di qui sopra, firmato psiconauta, l'ho scritto io ( Senza ) che non mi ero accorta di essere connessa col suo nome.
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Sab Ott 24, 2009 11:24 pm

In altre faccende affaccendata ( una traduzione che dura mesi) il mio subconscio ha comunque formulato una replica alle argomentazioni di melitta, di grande fascino ( le agomentazioni, eh, ma sicuramente anche lei!) esposte con verve e frutto di cultura.
Se pensiamo agli spettacoli del passato, vediamo celebrazioni, eventi, un gran calderone di attività per lo più organizzato in uno spazio temporale ben preciso. Dopodiché si tornava alla vita normale. Ai giorni nostri invece la dimensione dello spettacolo, come desiderio d'evasione, occupa il quotidiano con le serate davanti alla tv o ai video e gli altri mille modi di saltare dalla propria vita a una su cui si fantastica. Certo, anche leggendo si evade, ma la partecipazione di una persona nel guardare un film o nel leggere non è per niente simile, si tratta di due processi qualitativamente ben diversi. Oltre a questo, la riduzione a spettacolo di attività come ad esempio quali la discussione politica ( un tempo “oratoria”) o quella su questioni morali, il tutto spezzato da quegli altri spettacolini che sono gli spot pubblicitari, è, penso, fenomeno moderno. Se un imperatore romano faceva una festa che non finiva più per festeggiare la vittoria contro un tale popolo, con imponenti sfilate sotto l’arco di trionfo, mostra di oggetti preziosi presi ai vinti, schiavi al seguito, ecc.ecc. lui celebrava qualcosa. Anche i giochi del Colosseo erano indetti per festeggiare qualcosa. Invece ai giorni nostri realtà e realtà fantastica si incrociano, è questo che non mi piace.

Riguardo all’impulso irrefrenabile di svelare la vita interiore, mi ha colpito l’analisi di senza, profonda e intelligente. Non è rimasto nient’altro che la sfera intima per essere unici e cercare di attirare la simpatia dell'altro in un mondo dove si viene catalogati per il modo esteriore di essere.

Sai melitta, credo che non solo quella ragazza degli anni ’50 che tu delinei avrebbe detto quelle cose, ma che non le sarebbe mai saltato in testa di svelare a “un pubblico” cose sue. Mi ricordo della prima volta che vidi “Portobello” in tv, e di come mi meravigliai che sia Enzo Tortora che le persone mostravano le loro emozioni e raccontavano i fatti loro, me la ricordo come la prima delle trasmissioni di quella che è definita ora la tv spazzatura. La meraviglia forse ce l’avevano tutti, ma col tempo è scomparsa e ha dato luogo ad assuefazione da una parte e crescente morbosità dall’altra. Un tempo esisteva come un velo che non andava squarciato, ora le lacrime di genitori che hanno perso figli vengono date in pasto ai telespettatori con le inquadrature più impietose e accompagnate dalle parole più patetiche, sicuramente preparate a tavolino. Motivo n.101 per cui non guardo neanche il telegiornale alla tv, thank you very much, non voglio essere mio malgrado una che assiste ai drammi altrui senza essere invitata a farlo dall’interessato. Trattandosi di persone che in quel momento sono completamente sconvolte, i responsabili del programma approfittano di loro per trasformare la loro tragedia in…spettacolo.
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Mar Gen 12, 2010 5:26 pm

Ecco un altro "indizio" della spettacolarizzazione della società, come mi sembra di intenderla. Sul libro di storia del liceo di mia figlia, dopo il capitolo relativo al '500, c'è una pagina intitolata qualcosa come "La storia nel cinema" dove sono elencati vari film storici sugli argomenti trattati, con tanto di locandina. In seguito a quella pagina ce n'è una che elenca alcuni utili siti internet dove ricercare notizie storiche. Ora, non per demonizzare l'industria cinematografica, ma questo continuo rimando alla versione necessariamente edulcorata, sfalsata, romanticizzata e limitata degli eventi che si chiama "film" mi sembra se non altro diseducativo. Voglio dire, gli eventi storici sono talmente complessi che perfino la storiografia stessa muta col tempo ( e secondo le tendenze culturali di ogni periodo), ma anziché far capire allo studente che solo una mente critica potrà districarsi ed elaborare le informazioni, che più saranno e meglio sarà, lo inviti a a guardare passivamente il film xxx. Boh. Insomma, certi film storici sono bellissimi, ma rientrano sempre in un filone che definirei di intrattenimento più che altro, e parlarne dopo il capitolo del manuale scolastico mi sembra inopportuno. Indicare le fonti di informazione su internet, al contrario, mi sembra una bella mossa.
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Mer Gen 13, 2010 2:08 pm

beh secondo me il problema è più complesso.
posto che condivido a pieno quello che dici, e che già mi ero offesa quando ho visto sul mio libro di storia dell'arte del liceo che si parlava di cinema
se si consiglia a dei ragazzi del liceo, di guardare dei film, allora probabilmente si pensa che il film sia un modo diverso, più divertente, per imparare. questo è vero, ma non può sostituire lo studio sul libro! è come se studiando D'Annunzio invece che leggermi Il Fuoco o Notturno mi mettessi a guardar Cabiria! ( si chiamava Cabira? Caribia forse? ) queso un modo di fr meno fatica, e quindi se un libro lo propone è come se stesse presupponendo nei vostri figli e nella generazione poco più piccola della mia una pigrizia intellettuale che riesce a recepire le informazioni solo se gliele vengono inculcate in un certo modo. se penso a quando facevano La pupa e il secchione mi viene da pensare a quanti spettatori si sono messi a dire "no ma va? il Tevere passa per Roma? ahahah non so una rapa!"
quindi penso che sia oltre che un indizio della spettacolarizzazione della cultura un indizio dell'immagine di cultura che danno i ragazzi, o che gli insegnanti suppongono. non so se sia solo lo scarto generazionale che fa credere agli adulti che i ragazzi siano tutti sciocchi comunque...
da quando abito con l'uomo più bello del mondo lo Psi, non abbiamo la televisione, certo mi sto guardando tutte le puntate di x-files in streaming ma a dire la verità mi manca un po' il poter accendere la tv e fare zapping per un quarto d'ora prima di arrabbiarmi per l'assemblamento di pubblicità. e poi non mi sto informando. internet più che essere una fonte di informazione è il solstrato che la completa, qualcosa in più, un telegiornale ogni tanto serve. questo per dire che sì, effettivamente, siamo schiavi dello schermo. se avete fatto attenzione ho parlato di internet e tv, i giornali cartacei non li ho nemmeno menzionati.
ergo, la spettacolarizzazione/l'infiacchimento della cultura passa attraverso lo schermo.
ma questo lo sapevamo già.
e allora perché continuiamo a guardarla??
ok, qualcuno di voi magari non ce l'ha, o non la usa, ma fate attenzione con i bambini, perché se quelli che scrivono i libri di testo del liceo propongono di guardarsi film come farete a convincerli che lì non c'è tutta la verità??

e dopo questa moralona, vi saluto
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Gio Gen 14, 2010 1:23 am

Poffarbacco, cosa debbono leggere i miei stanchi occhi! study
Ragazze, che sono questi discorsi da nonno in cariola?? Lo spettatore delle immagini è passivo? Il film è diseducativo e il libro no?

Nessuno spettatore è passivo davanti a nulla, a meno che non sia drogato e legato a una sedia come Alex di Arancia Meccanica; anzi, che dico, neppure in quel caso. Qualunque medium, che sia la scrittura, l'immagine statica o quella in movimento, un quadro silenzioso o una sequenza multimediale come un film, necessita SEMPRE di una imprescindibile cooperazione con lo spettatore, che attiva automaticamente un processo di costruzione del senso.

Che la parola scritta sia più alta, culturale ed educativa dell'immagine ("è meglio leggere un libro che guardare un film": perché mai?), poi, è roba da pedagogia di ventimila anni fa e ventimila leghe sotto i mari. Dove sarebbe il presunto predominio dello scritto sul parlato o sull'immagine? La parola scritta attiva lo stesso processo di costruzione del senso dell'immagine, solo che in modo diverso.
Il libro di storia ricostruisce interpretazioni di fatti in forma alfabetica, il film lo fa in forma multimediale: perché la seconda opzione dovrebbe essere diseducativa o edulcorata?
Semplicemente, la parola scritta è stata IMPOSTA per generazioni come unico medium meritevole di valore pedagogico, che è ben diverso dal dire che questo valore sia effettivo. Tant'è che alla domanda "perché?" è impossibile dare una risposta. Basta rifletterci un po' e si comprende che fa semplicemente parte dei "perché sì", i dogmi assorbiti e assunti come intoccabili, e che proprio per questo meriterebbero di essere decostruiti e rielaborati.

Riguardo il tema principe della discussione, provo a dare una risposta: questa società è spettacolarizzata nel modo in cui noi sappiamo, perché è la prima nella storia ad avere i mezzi per farlo. Quello tra media e società non è mai un rapporto di passività o assoggettamento uno all'altro, si tratta sempre di un interscambio di forme e contenuti in un cui uno attiva e amplifica l'altro.
Con questo non intendo pormi in modo acritico davanti ad atteggiamenti sicuramente morbosi che ricorrono in tv, davanti allo sciacallaggio di un giornalista davanti al dolore di una persona, tuttavia trovo che si tratti di estremizzazioni magari riprovevoli di una tendenza naturale, quella di una società a riflettersi nei media che a loro volta la caratterizzano e trasformano e da lei vengono trasformati.

E poi, insomma, non penalizziamoci così tanto: magari la troietta del GF non sarà la vetta più alta a cui dobbiamo aspirare, ma se pensiamo che gli antichi romani si divertivano nel vedere i gladiatori sbranati dai leoni (o i leoni sbranati dai gladiatori, a seconda di chi aveva più culo), credo che, contemporaneamente a una spinta a fare di meglio, possiamo almeno avere la coscienza più a posto.



Wink
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Gio Gen 14, 2010 1:36 pm

La tua verve, Elly, merita una risposta immediata.
Tempi di assorbimento e il formato. La lettura ti dà il tempo di ragionare, puoi rileggere un passaggio, e soprattutto attivare nel cervello associazioni di idee ( dicasi apertura e chiusura di sinapsi)legando ciò che leggi al resto delle tue informazioni o sentimenti a riguardo di un argomento. La visione di un film no, perché scorre di continuo.

Il formato: se voglio fare un film di successo seleziono gli elementi secondo criteri di intrattenimento, e questi possono inficiare la verità. Il film è una via di mezzo tra la testimonianza e i parchi-gioco della Disney, dove puoi visitare tanti bei posti e rivivere eventi storici, il tutto confezionato togliendo quanto di spiacevole possa esserci stato, edulcorato, reso estetico, falso fino alle radici, gli americani sempre buoni ecc.

Studiando all'università puoi vedere che cercare di avvicinarsi a una qualsiasi verità obiettiva richiede l'analisi critica di punti di vista diversissimi, la ricerca dettagliata dei dati, la considerazione dell'ambito culturale e storico di chi scrive, ecc...non si finisce mai, ma quello che conta è sviluppare la critica, che è l'opposto che sedersi e rilassarsi davanti a "Ben Hur". Non dico che nella vita non ci sia spazio anche per quello, mica sono Savonarola, ma è l'equiparazione dei valori che non accetto, e suggerire film in un manuale di storia del liceo ( a ragazzi che già vivono di youtube e cinema) mi sembra voler fare i moderni fuori luogo.

Nonnetta ( sprint) in carriola

(Probabilmente la verità sta in mezzo, e nel mio caso la nostra età diversa si fa sentire)
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MessaggioTitolo: Re: La spettacolarizzazione della società   Gio Gen 14, 2010 6:56 pm

la questione non è quale tra i due medium sia più efficace per l'apprendimento, se la scrittura o la pellicola, ma quale sia meglio tra un libro di testo specifico pe ril liceo e un film a carattere storico. se la questione fosse se è meglio il libro del liceo o il documentario specifico allora la questione, e la risposta, cambiano; lo stesso vale se si trattasse di capire se è meglio il film o il romanzo. un film è fatto per intrattenere, se non intrattiene annoia, se annoia non vende. il documentario ed il libro delle superiori sono fatti per trasmettere dei contenuti e non certo per far passare un'ora e mezza. che anche loro risentano del bisogno di intrattenere è chiaro, infatti anche il libro propone il film, ha immagini a colori o inserti interessanti e non scritti certo da un tizio preciso e noioso come Kant.
comunque mi pare abbastanza incontestabile che il libro richieda più attenzione per essere recepito, semplicemente per il fatto che il film, avendo immagini in movimento, attira di più l'attenzione senza che stiamo noi a farci venir voglia di prestargliela.
ma tanto io tiferò sempre per i libri e criticherò sempre il cinema
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