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 Primi giorni.. di lavoro

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Solaris
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MessaggioTitolo: Primi giorni.. di lavoro   Ven Feb 22, 2008 11:05 pm

Vorrei introdurre un tema che penso sia importante nella vita di tutti noi.
Lo farò in maniera soft, perchè non credo vada esaurito solo da un punto di vista.

Per questo la mia domanda è:

Qual è stato il vostro primo lavoro?
Cosa avete provato, quali aspettative avevate nei primi giorni?


Per chi ancora studia.. posso chiedergli le aspettative sulla prima occupazione che lo attende.


Penso che sia bello ragionare del lavoro iniziando forse da uno dei suoi momenti più importanti.
La prima pagina.

A voi la parola..

(Poi interverrò anche io raccontando la mia esperienza).

A.
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niabi

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MessaggioTitolo: Re: Primi giorni.. di lavoro   Sab Feb 23, 2008 12:27 am

Mi ricordo dell'entusiasmo, e della voglia di fare.
Ho iniziato poi come si dice col botto... studiavo all'università, lavoravo part-time in una ditta e il sabato e la domenica facevo la commessa in un negozio d'abbigliamento.
Avevo entusiasmo.
L'università l'ho lasciata a metà esami, e sono 8 anni che ormai ho un posto fisso ma che inizia a starmi molto ma molto stretto. Credo manchi la gratificazione (anche economica, sì) e la voglia di fare di chi dovrebbe avere interesse per i propri affari.
C'è invece una sorta di: campa tu che campo io, così.
Solo che io non resto ferma, faccio corsi per conto mio. Sto aspettando l'inizio di un corso proprio a giorni ormai, e stavolta lo vorrei sfruttare per tentare qualcosa di meglio.
Ho anche paura però, paura di cambiare e di finire peggio. Con qualche euro in più ma peggio.
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Lonewolf
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MessaggioTitolo: Re: Primi giorni.. di lavoro   Sab Feb 23, 2008 12:47 am

il primo lavoro...

ma qui si risale alla preistoria Very Happy

mentre studiavo all'università
arrotondavo facendo il "buttafuori" nei locali
che son sempre stato bello grosso Wink

non pensavo nemmeno fosse un lavoro
era solo un modo per essere un po' indipendente
mentre correvo dietro ai libri
ricordo che inizia questo servizio notturno
seguendo qualche amico che si allenava con me
che tra atleti di arti marziali e sollevatori di pesi
(ed io li praticavo tutti e due... bei tempi... Basketball)
ce n'erano diversi che arrotondavano così

il mio primo lavoro vero
e stato fare il produttore in una agenzia assicurativa
lì ho capito che essere indipendente nel lavoro
per me era una priorità
senza orari e senza stipendio
solo provvigioni di vendita...

ricordo che guardavo i dipendenti dell'agenzia
e mi chiedevo come facessero
ad essere tutti i giorni nello stesso posto
a fare la stessa cosa

io non ne ero e non ne sono mai stato capace
sempre sulla strada
sempre in contatto con la gente
sempre a combattere per portare a casa un contratto
che significava guadagnare qualcosa
che senza risultati
non mi rimborsavano nemmeno le spese

ma io ero tutto preso dal mio spirito d'indipendenza
e d'intraprendenza
e così
senza sicurezze
senza regole
senza rete
sono diventato quello che sono

uno strano individuo
dalle mille capacità professionali
sia di conoscenza tecnica
che di abilità relazionali

un individuo che ha modificato continuamente la sua professione
adattandosi alle esigenze ed ai tempi
e che non saprebbe nemmeno definire con una parola sola
il proprio mestiere

un incrocio tra il consulente, il supervisore, l'imprenditore, il mediatore, il mercante...

che nei suoi primi 39 anni
non ha mai percepito
nemmeno per un giorno
alcun tipo di stipendio
inteso come retribuzione
per lavoro dipendente...

pirat

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Elly

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MessaggioTitolo: Re: Primi giorni.. di lavoro   Sab Feb 23, 2008 3:44 am

Rubando l'espressione a una mia amica, "il lavoro mi inseguiva ma io resistevo"...

A novembre scorso, però, mio padre ha saputo da un collega che c'era un posto libero nell'ufficio dell'associazione nazionale di promozione del trasporto marittimo a corto raggio, e che cercavano una persona di Roma che parlasse bene inglese.
Quando mi ha avvisato che c'era il colloquio, stavo ancora dormendo: mi sono alzata, vestita e sono corsa a prendere un taxi smadonnando in cinese, sono arrivata a destinazione con mezz'ora di ritardo e, prima di rendermene conto, avevo fatto il colloquio e l'avevo passato.
L'occasione era irrinunciabile, non ho potuto tirarmi indietro. E, anche se ormai sono quattro mesi che sto lì, mi ci devo ancora abituare.

I primi giorni ero terrorizzata: avevo paura di non saper fare nulla, di non riuscire a imparare le cose, di combinare qualche casino, di beccare capi e colleghi stronzi.

Devo dire che sono stata molto fortunata: il capo è una persona molto corretta, il contratto è a tempo determinato, e a modo suo è un lavoro di responsabilità perché l'ufficio lo gestiamo io e un'altra ragazza da sole (anche se ovviamente le decisioni finali non spettano a noi), ed è una bella soddisfazione. Ho fatto amicizia con la mia collega, che ha la mia stessa età, e andiamo molto d'accordo.

Di brutto c'è che è un lavoro noioso e ripetitivo, spesso non c'è niente da fare per ore e ore; il che in realtà mi sta bene, solo che, a essere sincera, penso di avere più potenzialità in un lavoro di tipo creativo. Qui mi sento un po' inutile, l'energia va sprecata nel nulla.

Detto questo, però, per ora mi trovo benissimo; ho sempre immaginato il mondo del lavoro come una specie di lager in cui la gente veniva umiliata e frustata da mattina a sera, dove ogni errore veniva fatto scontare nel sangue, invece mi sono un po' tranquillizzata da questo punto di vista.

Sicuramente non sarà l'impiego della mia vita, ma come prima esperienza è perfetta. L'unico vero problema è mio personale, e purtroppo non ha soluzione: chiusa tutto il giorno in un ufficio io non riesco a vivere, mi manca lo spazio vitale. Già sopporto a malapena la città... Ma, appunto, è una cosa che dovrò sopportare per sempre.


[nel caso non sia emerso dal racconto, ci tengo a tranquillizzare il pubblico e chiarire un punto: non sono diventata una persona seria e responsabile, sono la solita fancazzista di sempre, solo che ora espleto il mio fancazzismo in altra sede e mi pagano pure pig ]
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daniela

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MessaggioTitolo: Re: Primi giorni.. di lavoro   Sab Feb 23, 2008 9:35 am

Passiamo all'età della pietra?
Ok...
Ho cominciato a lavorare a causa di una discussione con mio fratello che si voleva appropriare di un regalo che aveva portato mio padre dell'america. Uno stereo per l'auto.
Avevo appena finito le superiori e stavo ponderando se iscrivermi a psicologia e fare un corso di stilista.
Fatto sta che mi sono trovata a scegliere di lavorare.
In una ditta orafa.
Onestamente la piu grande emozione che provai, fu di rivalsa.
Quando a 18 anni ti trovi a guadagnare tanti soldi, credi sia la cosa piu bella e giusta della vita.
Anche se questo lavoro mi piaceva, una cosa creativa e manuale, mi ci sono adagiata e ho chiuso libri e sogni dentro al famoso cassetto.
Ma ormai è preistoria Mad
D.
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arzy

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MessaggioTitolo: Re: Primi giorni.. di lavoro   Dom Feb 24, 2008 1:41 am

Correva l'anno di grazia 1973. Fresco di diploma di ragioneria sono andato a Pavia ad informarmi per la facoltà di scinze politiche.

Non ho capito nulla, mi sono sentito un pesce fuor d'acqua così nell'attesa di capire mi è capitato di fare il promotore per un'agenzia di assicurazioni.

Tre mesi a girare per la provincia come una trottola più che altro per riscuotere premi da ritardatari. Contratti nemmeno l'ombra: al contrario di luposky, quello non era il mio lavoro.

Sono passato ad un lavoro impiegatizio, nell'ufficio di una società edile. Contabilità, registro IVA, fatture, trattative di vendita. Gratificante il fatto dello stipendio, non avevo mai visto tanti soldi.

La condizione comunque era di precarietà, sul mio capo e sul lavoro pendeva la spada di damocle della naja.

A maggio un'istituto di credito mi ha offerto un contratto trimestrale in un'agenzia della provincia: ho accettato di buon grado, anche per questo fatto dello spostarmi in un paese diverso dalla mia città.

Sono ifnito in cassa e, devo dire, mi piaceva questo fatto del rapporto diretto col pubblico. Episodi significativi: la mancanza di 100mila lire a fine giornata, ho "inseguito" il cliente andando alla sera tra le colline fino alla sua fattoria. Per inciso: l'errore era conseguenza della mia distrazione mentre il cliente chiedeva di ritirare una certa cifra io la incrementavo con una moneta in più. Del resto proprio in quel momento si era avvicinata allo sportello una ragazza con la camicetta particolarmente generosa.

Altro fatto significativo, la mattina che mi sono addormentato (per aver fatto le ore piccole nella notte) e, visto che ero depositario della chiave della cassaforte, la banca è rimasta inattiva fino al mio pacifico arrivo. Sintomo che il mio rapporto col lavoro non sarebbe mai stato soffocante in assoluto della mia libertà.

Ad agosto di quel 1974 finito tutto sono partito per la naja. A settembre 1975, pochi giorni prima del congedo, papà mi ha telefonato che era arrivata una raccomandata dalla SIP (oggi Telecom) per l'assunzione a tempo indeterminato come impiegato di concetto.

Ma io ormai avevo deciso: mi sarei iscritto all'Università, a giurisprudenza, a Parma. Così fu.

farao
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Giosp

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MessaggioTitolo: Re: Primi giorni.. di lavoro   Dom Feb 24, 2008 2:11 am

Il primo giorno l'ho dimenticato... ma già da allora attendevo con ansia l'ultimo ko4 ko4 ko4
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Lonewolf
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MessaggioTitolo: Re: Primi giorni.. di lavoro   Dom Feb 24, 2008 9:21 pm

Orson Pand ha scritto:
Il primo giorno l'ho dimenticato... ma già da allora attendevo con ansia l'ultimo ko4 ko4 ko4

pensionato prematuro???

scratch geek Very Happy

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Giosp

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MessaggioTitolo: Re: Primi giorni.. di lavoro   Lun Feb 25, 2008 12:28 am

Ma magari!!! Aspirante pensionato ad vitam!
(Sai quanto tempo per scrivere avrei se fossi in pensione? Razz)
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melitta

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MessaggioTitolo: Re: Primi giorni.. di lavoro   Mer Mar 05, 2008 1:57 am

Il mio primo lavoro vero è stato quello di supplente di storia e filosofia nei licei (prima di laurearmi avevo fatto qualche lavoretto tipo vendere enciclopedie, fare la commessa, svolgere qualche ricerca per l'Università somministrando test ai bambini di età prescolare per diagnosi precoce di deficit nell'apprendimento: ma erano state esperienze brevissime, di cui ho pochi ricordi).
I miei giorni da supplente invece me li ricordo bene: ero il ritratto dell'infelicità.

In primis, perché purtroppo il Signor Provveditore aveva astutamente deliberato che i laureati in psicologia potessero insegnare solo Scienze Umane e Storia: ovvero, materie di cui non era previsto nemmeno UN esame nel corso di laurea testé concluso. Pertanto, pur di guadagnarmi due lire, insegnavo materie di cui avevo solo vaghi ricordi liceali; ergo, passavo tutto il pomeriggio e la sera a prepararmi le lezioni. E questa mia inadeguatezza al ruolo di docente mi amareggiava moltissimo.

In secondo luogo, perché ero invece piuttosto ferrata sul COME si insegna, visto che avevo fatto la tesi proprio sull'osservazione dei comportamenti in classe, e fatto da esercitatrice a corsi di aggiornamento per insegnanti, tenuti dal prof con cui mi ero laureata (e che all'epoca era espertissimo in comunicazione docente-discente). Sapevo che era fondamentale dare spazio ai ragazzi, farli parlare, farli ragionare, diventare il catalizzatore per la loro crescita. Per fare questo, era necessario che il docente imparasse a parlare di meno e stimolasse i ragazzi a parlare di più: esattamente l'opposto di quello che voleva il preside e sostenevano i miei colleghi insegnanti di ruolo. Per loro era giusto usare l'arma del registro, del brutto voto, della nota: per ottenere silenzio e rispetto, mi suggerivano di fare LEGGERE AD ALTA VOCE in classe il manuale (come se i ragazzi non se lo potessero leggere a casa da soli!). Io cercavo di opporre ai loro obsoleti consigli i dati delle ricerche di cui ero in possesso; ho fatto anche fotocopie di quei testi (a mie spese, perché i signori colleghi sostenevano che loro non avrebbero cacciato un soldo per aggiornarsi, perché doveva essere lo Stato a pagare loro l'aggiornamento - così provavo ad aggiornarli io, che ero la supplente...).

Insomma, il clima era questo. Ho resistito qualche anno, cambiando anche sette istituti all'anno, perché le mie supplenze duravano in media poche settimane (la più lunga, tre mesi).
Posso dire che, al contrario dei colleghi, i ragazzi mi hanno dato tantissimo. A loro ho voluto bene, e penso di avere lasciato qualche buon ricordo, visto che qualcuno di loro mi ha invitata al suo matrimonio... e poi mi ha portato a vedere i pargoletti... naturalmente facendomi commuovere in modo indecente yes

Per fortuna poi ho fatto altro angel1

Melitta
scriv
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